Visitare Amsterdam seguendo le tracce della vita di Anna Frank… Amsterdam è anche questo.
Chi non conosce il suo diario! Tra quelle pagine non è racchiusa solo la vita di una bambina che si avvia all’adolescenza, ma anche la testimonianza di un periodo storico tristemente reso noto per gli avvenimenti di quegli anni.
Il diario di Anna Frank è il racconto di una quotidianità difficile, la voce di chi è rimasto in silenzio pur avendo avuto la stessa sorte, la volontà di voler credere alla bontà dell’uomo a dispetto di tutto; è il sogno realizzato di chi voleva diventare scrittrice anche se la stessa Anna non potrà mai sapere di esserlo diventata davvero.
Oltre i soliti itinerari: l’inizio del mio viaggio nella memoria
Per le vie di Amsterdam ci sono i luoghi che la piccola Anne Frank ha percorso in un tempo non lontano dal nostro. Ha frequentato una scuola, ha giocato, sofferto, sperato, sognato.
Ci sono viaggi in cui sei un semplice turista e altri in cui ti ritrovi ad attraversare il tempo, a passo lento e con un nodo alla gola. La mia giornata è iniziata così, al mattino, lontano dai soliti itinerari del centro e dai canali da cartolina. Volevo cercare Anna, iniziando dai luoghi in cui era stata felice.
Rivierenbuurt: il quartiere dell’infanzia di Anna Frank
Percorro la metropolitana dal centro di Amsterdam fino alla fermata RAI, un nome che a noi italiani fa pensare subito alla televisione, ma che qui è un acronimo per l’Associazione dell’Industria delle Biciclette e delle Automobili. Da lì mi dirigo verso il quartiere di Rivierenbuurt, nei luoghi dove Anna ha vissuto prima dei due anni trascorsi nel suo nascondiglio segreto, prima che l’ombra della guerra cambiasse tutto. La sola tappa che avevo programmato originariamente per questo viaggio era la visita a quel nascondiglio, fissata per le ore 17:00 dello stesso giorno. In quella mattina uggiosa, però, ho deciso di seguire passo dopo passo le tracce del suo diario.

La scuola di Anna Frank: dove il passato incontra il presente
Lungo la via che percorro per arrivare alla sua casa d’infanzia, vedo delle installazioni al di fuori di una scuola dal nome “6e Montessori School Anne Frank”. Sono delle margherite giganti che riqualificano la piazzetta antistante la scuola, simbolo storico di resistenza e speranza nei Paesi Bassi, capaci di donare un senso di spensieratezza. Sembrano perfino incorniciare la scuola stessa, sulle cui pareti esterne sono stati dipinti brevi estratti del diario di una delle sue allieve più conosciute. Tra le frasi, riprodotte nella sua calligrafia originale, c’è anche scritto quanto segue:
”Niemand die zelf niet schrijft weet hoe fijn schrijven is; vroeger betreurde ik het altijd dat ik in ‘t geheel niet tekenen kon, maar nu ben ik overgelukkig dat ik tenminste schrijven kan.”
Je Anne M.
”Nessuno che non scriva sa quanto sia bello scrivere; un tempo mi rammaricavo sempre di non saper disegnare per niente, ma ora sono felicissima di saper almeno scrivere.”
La tua Anne M.
Una targa commemorativa ricorda il triste destino dei 130 bambini ebrei che frequentavano la scuola.
Sbircio all’interno di una delle finestre al piano terra. Si intravedono i giubbottini e gli zainetti appesi al muro. Due bambini arrivano per lasciare le loro scarpine sotto gli appendiabiti, insieme a quelle dei compagni. Li saluto con la mano e loro mi guardano incuriositi, mentre io provo a immaginare la stessa Anna incamminarsi lungo quei corridoi. Vedere la vita di oggi scorrere dentro quelle stesse aule crea uno strano contrasto che stringe il cuore.
Svolto l’angolo della scuola, genericamente un posto con il quale ho un legame speciale perché molti dei miei sogni sono legati a questo mondo.

Verso Merwedeplein 37
Proseguo a destra, poi a sinistra e infine sempre dritto in Rooseveltlaan, fino alla libreria Jimmink, l’ex libreria Blankevoort, la stessa dove nel 1942 Anna e suo padre si recarono per comprare il famoso diario con la copertina a quadretti rossi e bianchi. La palazzina dove si trova la libreria è coperta dalle impalcature. In una delle sue vetrine c’è una foto di Anna accanto all’immagine del suo diario e ai libri a lei dedicati. Mi piacerebbe trovarci un’edizione in italiano che abbia la stessa copertina del suo diario, penso. So già che mi aiuterebbe nel far conoscere la funzione di quel diario ai piccoli alunni della mia classe. Ma la libreria è chiusa e apre solo a mezzogiorno. Non importa: nell’attesa vado in giro per il quartiere, quello in cui Anna ha vissuto i suoi anni più spensierati.
La casa, la statua di Anna Frank e le pietre d’inciampo
Nel parco di fronte alla sua casa, in Merwedeplein, c’è la statua a lei dedicata. La raffigura con i suoi pochi affetti, caricati in spalla, mentre abbandona la sua casa per andare nel rifugio. Lo sguardo, triste, è rivolto all’indietro, verso la sua abitazione. È proprio nella via di questo quartiere di Amsterdam, al civico 37 di Merwedeplein, che la famiglia Frank ha vissuto dopo che le leggi razziali in vigore nella loro Germania li costrinsero a lasciare Francoforte.

Una scalinata portava all’ingresso della casa dei Frank, al secondo piano della palazzina. Ai piedi dell’edificio ci sono le pietre d’inciampo a loro dedicate. Metto a confronto quanto vedo con le foto e l’unico video di Anna reperibili online. Provo a immaginare la presenza di Anna, ma sotto questo cielo triste faccio fatica. Sento però la scia del suo ricordo impressa lungo l’asfalto, sui gradini da lei percorsi, verso la porta da lei varcata tante volte, attraverso il verde del parco dove il suo sguardo si sarà più volte perso.



Nel profumo di carta della libreria Jimmink
Chissà, mi domando, se tra chi vive oggi in questo quartiere c’è chi ha conosciuto la famiglia Frank. È quanto mi sono domandata anche quando sono tornata verso la Libreria Jimmink. In attesa che aprisse sono rimasta seduta sulla panchina fuori dalla porta d’ingresso. D’un tratto è arrivata un’anziana coppia di coniugi, Ton e Nel Jimmink, molto gentili. Quando sono entrata in cerca del libro ho percorso gli stretti corridoi tra le montagne di volumi, fino ad arrivare all’angolo interamente dedicato ad Anna Frank. Purtroppo ciò che cercavo non l’ho trovato, ma ho percepito il valore storico di questo luogo, immaginando la piccola Anna con il suo papà intenti all’acquisto di quel quaderno.

Verso il centro: l’arrivo a Prinsengracht e la Westerkerk
All’uscita dalla libreria prendo il tram numero 4 che mi riporta verso il centro di Amsterdam. Ancora qualche ora e avrei visto con i miei occhi il nascondiglio dove Anna trascorse due anni della sua vita, scrivendovi quasi l’intero contenuto del suo diario. Avevo prenotato il biglietto per la visita al museo esattamente 6 settimane prima di quel giorno, non appena le prenotazioni online sul sito ufficiale si sono aperte.
Mentre attendo il mio turno per entrare al civico 263 di Prinsengracht, sento suonare le campane della Westerkerk, la chiesa più volte citata nel diario. Il carillon e i rintocchi dell’orologio della chiesa, che Anna intravedeva dalla finestra in soffitta, erano un costante legame con la vita al di fuori, vita che le fu negata per due anni e che, tuttavia, sapevano dare conforto alla sua anima gentile.

Dentro la Casa-Museo di Anna Frank
L’edificio storico in cui si nascosero i Frank (Otto, Edith, Margot e Anna), insieme ai tre componenti della famiglia Van Pels e al dentista Fritz Pfeffer, confina con le facciate in vetro dell’ala moderna, costruita appositamente per accogliere i numerosi visitatori. Pur cercando con lo sguardo le pietre d’inciampo davanti alla porta d’ingresso, noto che qui non ci sono: è l’intero edificio stesso a ergersi come un imponente monumento alla memoria.
Dopo una prima parte dedicata allo spazio introduttivo sul contesto storico di quegli anni, si accede agli uffici e ai magazzini delle società Opekta e Pectacon, gestite da Otto Frank e rispettivamente specializzate nella vendita di sostanze per la preparazione della marmellata e di spezie per la lavorazione della carne. Furono proprio i collaboratori di Otto a consentire che gli otto rifugiati potessero restare nascosti, sebbene nulla poterono contro il triste epilogo.

Oltre la libreria girevole
Si arriva così al cospetto della libreria girevole, il passaggio segreto attraverso cui si accedeva alle scale che conducevano al retro della casa. L’emozione si fa travolgente, non sono l’unico visitatore con le lacrime agli occhi. Le stanze sono spoglie, lasciate volutamente vuote per scelta di Otto Frank dopo essere state svaligiate dai nazisti, affinché quel vuoto raccontasse l’assenza di chi non è più tornato.
Restano alcuni dettagli originali come la cucina, le scale che conducevano alla soffitta, i segni sul muro che indicavano quanto Anna e Margot stessero crescendo in altezza, il foglietto su cui Otto segnava la liberazione delle aree europee da parte degli alleati, dopo lo sbarco in Normandia e, nella stanza dove Anna scrisse buona parte delle pagine del suo diario, le cartoline e i ritagli di giornale appesi alle pareti, così come chiunque di noi avrebbe fatto con i poster nella propria cameretta. Immagino che i sogni, i pensieri positivi e la vita normale di una ragazza fossero racchiusi in ciascuno di quei fogli.

Le mostre finali e la sala della memoria
Le ultime sezioni del Museo sono dedicate alle esposizioni sui diari e sugli scritti originali di Anna, ai filmati storici con interviste al padre, e ai destini di tutte le persone coinvolte nelle vicende dei Frank. Poco prima dell’uscita, la vista della grande foto della classe del Liceo Ebraico e le storie di tutti quei compagni di scuola travolti dalla Shoah stringono di nuovo il cuore.
Infine c’è una sezione dedicata allo shop, dove ho comprato un diario simile a quello di Anna, benché dalle pagine vuote (contrariamente a quanto avrei desiderato).
Riflessioni a fine viaggio
Il viaggio lungo i luoghi di Anna Frank è stato toccante dall’inizio alla fine, accompagnato da una commozione continua e profonda.
Ho avuto la sensazione che la sua vita e la mia scorressero su due binari paralleli, separati dal tempo ma uniti dagli stessi spazi. Quei luoghi, quegli oggetti rimasti e il suo diario sono diventati l’unico ponte possibile per incontrarla, il punto esatto in cui il suo passato ha sfiorato il mio presente.
