La Penisola del Capo di Buona Speranza è una tra le destinazioni più note per chi viaggia in Sudafrica. Panorami mozzafiato, storie e leggende che aleggiano attorno ai singoli luoghi sulle coste a sud del continente, la rendono una tappa irrinunciabile anche per il turista sprovvisto di macchina.

(Soundtrack: C’est la vie – Achille Lauro)
la penisola del Capo di Buona Speranza
La Penisola del Capo di Buona Speranza (pinguini a Boulders Beach)

L’auto è in effetti un mezzo essenziale per la scoperta della Penisola giacché i treni locali non raggiungono tutti i punti d’interesse e, in ogni caso, sono sconsigliati per la mancanza di assoluta sicurezza (sensazione purtroppo costantemente percepita in buona parte del Sudafrica).

Noleggiare l’auto però non è per tutti: per prima cosa bisognerebbe avere la patente internazionale e non meno indifferente è la guida a sinistra, proprio come in Inghilterra.  Restano l’alternativa dei tour organizzati e dei bus turistici.

Come raggiungere e scoprire la Penisola del Capo di Buona Speranza (occhio ai tour organizzati)

 

Alla luce della pessima esperienza con il “tour” di cui sto per parlarvi, vi consiglio di valutarne uno privato, discutendo a priori le condizioni a cui non rinunciate per la serie “patti chiari e amicizia lunga”, o il classico bus rosso che ho testato positivamente a Cape Town. Purtroppo il suo percorso lungo la Penisola non prevedeva la fermata alla spiaggetta di Muizenberg, nota per le cabine colorate. Se però avessi saputo prima che neanche il tour che ho acquistato io, non mi avrebbe portata lì, avrei evitato volentieri il cattivo sangue di quel giorno.

Cominciamo dal principio.

Nell’ufficio turistico che si trova al Waterfront come pure presso le hall del vostro albergo, la  Compagnia African XXXXX XXX Tour propone escursioni giornaliere di gruppo e privati (che sarebbero stati certamente meglio anche a costo di pagare di più).

Gentilissima, l’operatrice ci spiega che la partenza prevista per il tour di gruppo è alle 8:00, mentre il rientro è alle 18:00.

Il prezzo per l’intera giornata era 1250 R a testa.

L’itinerario avrebbe (e sottolineo “avrebbe”) dovuto toccare, nell’ordine, i seguenti punti di interesse turistico:

1.Clifton e Camps Bay. Ovviamente nella breve sosta (e ci sta), si possono ammirare anche i 12 apostoli, montagne, l’una di fianco all’altro, che vegliano sulla spiaggia ai loro piedi.

2. Landudno, spiaggia che data la fretta e la confusione non ho neanche capito quale fosse.

3. Hout Bay e scelta libera di prendere il battello per pochi minuti che gira attorno alla Seal Island. E qui capisci quanto la burbera autista ha fretta di ripartire entro i tempi previsti dalla tabella di marcia. Che non si sgarri neanche di 30 secondi!

4. Condizioni permettendo di non ho capito cosa, Chapman’s Peak Drive.

5 e 6. Noordhoek e Ostrich viewing (drive by). Si, “drive by” tanto che non ho capito né cosa né dove fossero.

7. Capo di Buona Speranza e Cape Point.

8. Boulders Penguin Colony e Simon’s town.

9 e 10. Muizenberg e  Costantia (e qui hai conferma di quanto alcune tappe in lista fossero solo un miraggio).

11. Kirstenbosch Botanical Gardens (mai visto un Parco immenso col fiatone e alla velocità della luce).

la penisola del Capo di Buona Speranza
Camps bay

La mia pessima esperienza 

 

Premetto, prima di entrare nei dettagli dell’esperienza rovinata dalla burbera autista, che all’incirca lo stesso itinerario, lo si può fare, depliant alla mano, anche in mezza giornata. Se per il tour di un intero giorno abbiamo dovuto letteralmente correre, non oso immaginare quanti chili perdono o quante cose mancanti vedono, gli sfortunati che per 950 R a testa, acquistano il cosiddetto Half Day Tour.

La fretta è una costante di tutta la giornata. E più devi correre, più l’ansia sale.

Va anche detto che le soste erano generalmente “tempo due scatti e via” mentre sia Muizenberg che Costantia non ho neanche capito dove fossero. Magari c’era solo una insegna lungo la strada che non c’era tempo di vedere.

Sempre meglio precisare “patti chiari e amicizia lunga”

 

La nostra autista era un’ emerita stXXXXa. Se considerate che questa sarà sicuramente la prima parolaccia che “scrivo” sul mio blog, potrete immaginare quanto assolutamente vi sconsigli questo tipo di tour.

Per altro la signora è stata avvisata. Quando ha svalvolato le ho detto che avendo un blog le avrei sicuramente regalato una cattiva recensione se non si fosse data una calmata, è rinsavita.

Un tour, e lo “dico” a chiunque lo organizzi, compresa l’agenzia dalla quale abbiamo acquistato il nostro quel famoso dì, è generalmente l’alternativa per chi non può o non vuole noleggiare l’auto. Spesso, i clienti sono pure persone anziane che sperano di togliersi un bel po’ di rogne, affidandosi a guide esperte e pazienti.

La pazienza però non era la qualità della nostra burbera donna al volante.

Intanto si arrabbiasse con chi fa attendere parecchio tempo l’intero gruppo già in partenza, quando l’autista passa a prendere i paganti, hotel dopo hotel.

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Lungo la Penisola del Capo di Buona Speranza

Camps Bay, Hout Bay e Chapman’s Peak Drive

 

Comunque, in quella memorabile giornata, la signora, una volta riempito il pulmino, fa una sosta in un punto panoramico dove Camps Bay, non troppo vicina, ha alle spalle i fianchi dei 12 Apostoli.

 

Si riparte e sebbene in molti teniamo d’occhio l’itinerario segnato sul depliant, la fermata successiva è un piccolo porto (Hout bay) da dove partono brevi gite in battello che portano a un isolotto con le otarie. Il biglietto è a parte e siccome già una foca stava lì per farsi fotografare al costo di una mancia, non ci siamo andati. Un piccolo ritardo di 5 minuti (5!) e già la signora scassa l’anima reclamando educatamente puntualità.

Tutti in pulmino alla volta di Chapman’s Peak Drive. La tipa precisa subito che, una volta scesi dal mezzo, abbiamo giusto il tempo di scattare due foto dal punto panoramico. Il paesaggio è meraviglioso e la costa che si erge dal mare, ha l’aspetto di un rinoceronte. Davvero però le foto che si son potute scattare erano due. Subito si torna col sedere a bordo del mezzo.

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Hout Bay

Capo di Buona Speranza

 

Attraversando percorsi costieri belli da togliere il fiato (vedi il panorama su False Bay), si arriva alla riserva del Capo di Buona Speranza. Tra i bus e le auto, c’è una piccola coda al punto in cui pagare il biglietto d’ingresso di 55 R (nel nostro caso già incluso).

Questo enorme parco è popolato da temuti babbuini e da una non indifferente varietà di flora.

Si dice (erroneamente) che il Capo di Buona Speranza sia il punto più a sud del continente africano. In realtà è più veritiero il fatto che durante le circumnavigazioni in cui si commerciava via mare, molte navi affondassero dopo essersi imbattute negli scogli. Tutto ciò, nonostante sulla cima del promontorio fosse stato collocato un faro che segnalasse la costa.

Ecco la goccia che fa traboccare il vaso

 

Una foto d’obbligo al cartello con la scritta “Cape Point” è d’obbligo e lo comprende pure la burbera autista che attende che noi altri si faccia la fila per la classica fotografia di rito. Faranno seguito i 15-20 minuti per salire in cima al faro e godere dei panorami.

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La penisola del Capo di Buona Speranza: Cape Point
La penisola del Capo di Buona Speranza

Che ci fosse pure una piccola funivia (a pagamento) poteva essere anche un risparmio di energie ma io e mia sorella, sicure della nostra forza, saliamo a piedi, ci guardiamo intorno, andiamo al bagno e riscendiamo.

O.k., avevamo esagerato scattandoci 10 foto in più rispetto al consentito ma con soli 5 minuti di ritardo (in ogni caso non più di 10) la tipa è andata di matto. Ci aspettava alla fine della discesa con aria incazzata e non vedendo nostro padre, che poverino non era neanche salito perché stava male, ci chiede dove fosse. “Io parto, non me ne frega niente. L’orario è orario” ripeteva in inglese quella burbera. Ma come? Mio padre non era salito. Doveva essere lì da qualche parte, nei pressi del pulmino, in attesa che fossimo noi ad andarlo a chiamare.

“Ma ti pare che quella ci lascia lì, sperduti nel nulla, dove per tornare indietro non ci sono altri mezzi se non chiedere passaggi?” mi domandavo. Nel dubbio mia sorella corre al pulmino per fermare ogni suo tentativo di fuga. Nel mentre io, dopo averla minacciata che se lei fosse partita senza di noi avrei chiamato la polizia, corro a cercare mio padre gridando disperata il suo nome “papààààà!”. E finalmente dopo qualche secondo esce che se ne stava seduto su qualche panchina e torna anche lui in auto. Il malessere ormai si è incarnato e anche il ragazzo brasiliano, l’unico giovane oltre alla fidanzata, a me e mia sorella, esprime il suo disappunto nei confronti della donna al volante. Comprendiamo l’esigenza di puntualità della guida, ops, autista, ma quei 5 minuti di intolleranza fanno vivere a noi altri la giornata con ansia e malessere. Si chiede “rispetto reciproco”.

Il faro sul promontorio (immaginate di dover salire correndo) del Capo di Buona Speranza

 

I pinguini di Boulders Beach a  Simon’s Town

 

Riprendiamo col batticuore il percorso. Come sempre l’unica che parla in auto, ma proprio costantemente, è sempre lei, che ora prende a spiegare con una faticosa indifferenza. Purtroppo parla sempre, tanto e solo con un accento tale da rendere difficile la comprensione del suo inglese.

Indovinate un po’ la tappa successiva? Era una sosta lunghissima ad un ristorante al centro di Simon’s Town. Ma cXXzo, hai rotto le scatole per 5 minuti di ritardo e non sai togliere 5 minuti dal pranzo? Poi, io mi chiedo, un pranzo al sacco, quando si ha poco tempo a disposizione, la gente non lo sa fare?

In ogni caso, a sto giro siamo io, mio padre e mia sorella che aspettiamo loro che pranzano al ristorante. Noi abbiamo i nostri panini e stiamo così, in attesa di vedere i pinguini. E finalmente ai pinguini arriviamo. Ma attenzione, come da prassi ormai consolidata, abbiamo tempo due scatti, sottolineo due, per ammirare una delle colonie di pinguini più conosciute al mondo. Purtroppo il biglietto d’ingresso non è incluso. Questo fa ancora più rabbia: dover pagare per vedere solo 5 minuti i pinguini per poi tornare correndo, nel reale senso del termine, al pulmino.

Boulders Beach
Un pinguino curioso a Boulders Beach

Kirstenbosch Botanical Gardens e il miraggio di Costantia e Muizenberg

 

Non sto a raccontarvi troppo il resto. Oltre a vedere con il binocolo (in senso ironico) Costantia e la tanto sognata Muizenberg, abbiamo corso pure ai Kirstenbosch Botanical Gardens. Mi viene pure il dubbio che fosse previsto che Costantia e Muizenberg fossero solo direzioni da prendere piuttosto che tappe ma mi rendo conto che all’Ufficio dove avevo acquistato il tour, ero stata chiara “andremo a Muizenberg?” e la risposta fu affermativa. Insomma, due tappe saltate per cosa, per mancanza di tempo? Perché allora fermarsi 1 ora al ristorante? A saperlo avrei preso il bus hop on-hop off, tanto che comunque quelle tappe non le avremmo fatte.

la penisola del Capo di Buona Speranza
Kirstenbosch Botanical Gardens

Andare ai Kirstenbosch Botanical Gardens è stata una vera e propria caricatura. A passo svelto la “simpatica” donna ci indica un invisibile sentiero tra gli alberi, per arrivare quanto prima al ponticello sospeso che passa attraverso la folta vegetazione di questo posto meraviglioso. Tempo uno sguardo (e i soliti due scatti) e si ritorna in pulmino. La scusa è che ormai è quasi l’orario di chiusura del parco.

La tipa accompagna i suoi passeggeri ai rispettivi hotel e ci congeda senza neanche un “ciao”. Ormai tra noi e lei non scorre buon sangue e non sapremo mai se un giorno verrà a conoscenza delle numerose righe che le ho dedicate nel mio spazio online. Se l’è dovuta proprio meritare tutta questa attenzione!

la penisola del Capo di Buona Speranza
Kirstenbosch Botanical Gardens

Riflessioni conclusive 

 

Se ormai mi conoscete almeno un po’, dovreste aver capito che evito almeno di far nomi piuttosto che recensire negativamente un ente o un luogo turistico. Però dovevo avvisarvi ed essere onesta con voi lettori. Molti di coloro che andranno in Sudafrica sceglieranno di non noleggiare l’auto e di affidarsi, piuttosto, ad un’agenzia. Siate consapevoli di dover correre e di poter saltare delle tappe truffaldinamente previste dal depliant solo per allungare la lista di cose da vedere. Soprattutto siate consapevoli che potreste incappare in gente maleducata che arriva a minacciarvi di lasciarvi nel nulla anche per soli 5-10 minuti di ritardo.

La meraviglia dei luoghi visitati era indescrivibile ma l’intera giornata ha lasciato un malumore che ancora resta tra i miei ricordi. Organizzatevi in modo da non dover patire una simile ansia ma neanche rinunciate alla visita dei dintorni di Cape Town. Le alternative ci sono.

Che mi perdonino tutti i validi dipendenti del tour operator che ho “quasi” citato in questo post ma la signora era stata avvisata.

Perché comprendano, concludo con le ultime parole che ho rivolto alla burbera donna al comando del mezzo “se avessi saputo prima che avremmo dovuto correre, non avremmo comprato il vostro tour. Guarda, ci hai dato 10 minuti per vedere i pinguini ma metà del tempo sta andando via solo per la fila alla biglietteria. In più nostro padre non sta bene e non riesce a correre come vorresti tu”.

E voi, raccontereste con tutta onestà una esperienza negativa anche a costo di suscitare le ire di coloro che vengono citati?

la penisola del Capo di Buona Speranza
Il “ventoso” Capo di Buona Speranza

N.B.

Considerate il presente post come un elenco di cose da vedere lungo la Penisola del Capo di Buona Speranza oltre che un monito affinché l’organizzazione dell’itinerario risulti quanto più serena possibile.

Per coloro che hanno la fortuna di poter visitare con calma e in autonomia la Colonia di pinguini di Simon’s Town, aggiungo che questa si trova a 2 km dalla stazione e che  ci sarebbero 2 ingressi , uno dietro Believue Road e l’altro sul Seaforth Beach, da cui partono due passerelle per i lati di Foxy Beach (nonché il percorso più battuto).

Alcune immagini tra quelle presenti sono state scattate dalla famosa “sorella” con la quale, una volta tanto, ho condiviso il viaggio.

P.S. Quanto sarebbe stato bello se il soundtrack fosse stato “Calma remix” di Pedro Capo’ & Farruko!

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