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Marrakech attraverso i cinque sensi

Pubblicato da il Maggio 6, 2019
Marrakech

Marrakech, Marocco

Marrakech è psichedelica, incantevole, meravigliosa. Ha la capacità di inglobarti in un’atmosfera insolita, antica e lontana.

Il Marocco intero ha stravolto la mia idea di Nord Africa, convincendomi della bellezza straordinaria di un Paese intriso di magia e mistero.

Le città imperiali sono simili ma anche tanto diverse tra loro. Ecco perché ciascuna rappresenta una tappa irrinunciabile del viaggio in Marocco.

Marrakech è la città rosa per eccellenza. Il colore delle abitazioni stupisce già in una visione dall’alto, quando la si sta raggiungendo in aereo.

Le emozioni a Marrakech si rincorrono, si confondono e di nuovo si fanno chiare alla mente.

A tratti sembra quasi un presepe vivente, un luogo dalle mille e una notte, una fiaba… La prospettiva di lei cambia a seconda del vicolo in cui svoltate.

Marrakech attraverso l’olfatto

 

Marrakech sa raccontarsi anche semplicemente attraverso i soli 5 sensi. Ha il profumo di spezie, olive e tajine. Perfino le lenzuola del Riad avevano un buon odore.

Ogni angolo della Medina sembra essere suddiviso, come se non volesse confondere, una volta tanto, il viaggiatore.

Solo di tanto in tanto i buoni profumi lasciano il primato all’odore quasi nauseabondo dei polli in attesa di essere macellati, spennati e venduti. Tutto lì, davanti agli occhi stupefatti del turista.

Marocco

L’angolo delle olive

Marrakech

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Suoni, ritmi e musiche: il lato psichedelico di Marrakech

 

Se la descrizione di Marrakech attraverso gli odori basta a se stessa per potersi narrare, non è da meno il peso dei suoni. Piazza Jemaa El Fna è l’emblema di tutta la città.

Sebbene molti vicoli si fanno più silenziosi via via che ci si rifugia nei Riad, la Piazza principale è un teatro a cielo aperto da mattina a sera.

Ipnotica, assordante, confusa e caotica. L’essenza psichedelica di Marrakech è tutta qui, nei suoni racchiusi nella Piazza più conosciuta di tutto il Marocco: incantatori di serpenti, uomini vestiti da ballerine di danza del ventre, ritmi incalzanti che si confondono con il battito cardiaco. Il caos della Piazza sembra indifferente perfino al canto del muezzin che dalle vicine moschee richiama i fedeli alla preghiera.

Marrakech

Piazza Jemaa El Fna

I sapori di Marrakesch

 

Piazza Jemaa El Fna non è soltanto il cuore pulsante della città. Se da un lato ci sono pseudo-artisti di strada attenti che il turista inconsapevole non sfugga a scatti rubati senza prima aver lasciato una mancia (prima di fotografare scimmie e serpenti accordatevi sul prezzo se non volete guastarvi la giornata), dall’altro lato si susseguono in fila bancarelle di cuochi che riconosceranno la vostra nazionalità con una sfacciata fortuna. A detta loro sono tutti amici di Cannavacciuolo e probabilmente, penseranno loro, non c’è pubblicità migliore per il loro stand di cucina tipica.

Personalmente preferisco i vicoli più silenziosi, appena dietro la Piazza: l’angolo della carne cotta nei tipici piatti di ceramica e, poco distante, un’infinità di olive dei gusti più disparati.

Il modo che più ho amato per assaggiare i sapori tipici del Marocco,tuttavia,  è stato all’interno dei Riad. Non sono solo una garanzia per assicurarvi un piatto riducendo il dubbio che possiate sentirvi male, ma sono anche una splendida occasione per scoprire i  loro splendidi cortili.  Trovo che la tipicità dei vicoli della Medina, sia un mondo parallelo a quanto si nasconde all’interno delle mura: le atmosfere più fiabesche di Marrakech sono qui, nascoste dietro le porte della città.

Marrakech

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Marrakesch con gli occhi

 

Vedere dà forma e significato a tutti i dati sensoriali di cui è intrisa Marrakech.

Ho amato i dettagli di cui è impreziosita l’architettura marocchina, i colori delle ceramiche, gli artigiani a lavoro per le vie della Medina, gli asini qui e là con il loro carico sulle spalle, le piccole botteghe dove comprare cibo e acqua.

Ho negli occhi la bellezza stupefacente dei Riad, le teiere con cui si usa versare tè alla menta, le spezie che vengono spiegate dai commercianti con appassionata precisione; le bottigliette di olio di argan, le donne che cercano mani su cui dipingere linee che sembrano merletti, il verde e il blu elettrico dei Jardin De Majorelle.

E poi, ancora, non potrò dimenticare i minareti delle moschee, i volti abbronzati dei marocchini che dicono di avere parenti in Italia (e allora sì, che ti accorgi che ti stanno facendo fesso), i tappeti, il rosa della Medina, l’esterno della stazione, i nidi di cicogne sui tetti, i Palazzi Reali, i Souk, affollati di gente e oggetti tipici, i dolcetti alle mandorle, le Babouches, le magliette firmate che più false non si può.

Marocco

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Non c’è niente che non mi sia piaciuto di Marrakech, neanche quando la gente si è dimostrata affabile e a tratti insistente nella vendita. Gli abitanti di Marrakech sanno bene quanto la loro città sappia incantare i visitatori, basta solo comprenderla così da entrare in sintonia per apprezzarla davvero.

Marrakech

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