A volte ritornano. Quelli che, scontenti della propria vita, guardano male le vite degli altri.

A volte ritornano… i cattivi, gli  invidiosi, coloro che nel petto portano odio e rancore.

Io, invece, adoro l’umiltà di chi ammette di aver sbagliato, la semplicità di chi non ama sentirsi al di sopra di nessuno, la volontà di chi aiuta per il semplice piacere di farlo.

A volte ritornano.

Ritornano gli insoddisfatti. Quelli che non arrivano a fine mese e se la prendono con l’immigrato che a rischio della vita, scappa a malincuore dalla propria terra, sperando in un futuro migliore, fatto di sacrifici, sia chiaro.  La solita guerra tra poveri.

A volte ritornano quelli che amano vederti a terra per chissà quale piacere personale.

A volte ritornano quelli che vogliono contagiarti con il malumore e la cattiveria di cui sono schiavi.

A volte ritornano

Io continuerò a lasciarmi contagiare da chi, pur essendo un perfetto sconosciuto, sa essere d’aiuto con poco: la piccola informazione giusta, il sorriso nei momenti bui, lo guardo sincero.

Basta davvero poco per rendere felici se stessi. Basterebbe solo iniziare a spogliarsi di ogni genere di cattiveria, tanto nessun bene materiale sarà eterno, né tanto meno lo siamo noi.

So che è difficile non sentirsi arrabbiati ma pensate cosa avreste fatto se, in certi momenti, non ci fosse stato qualcuno ad aiutarvi. Ricordatevi quanto quel qualcuno è stato prezioso  per voi. Così, ciascuno di noi può essere prezioso per l’altro.

“Non fare ciò che non vuoi sia fatto a te”.  “Pensa se fossi al suo posto”. “Non dimenticare il bene che hai ricevuto” … Non dico che dovremmo aiutare chi non aspetta altro se non ingannarci ma di aiutare chi la nostra benevolenza la merita, questo sì.

4 Replies to “A volte ritornano (quelli che sono scontenti)”

  1. Sottoscrivo in pieno le ultime espressioni che hai citato. Anche io mi immedesimo sempre al posto degli altri prima di lanciare sentenze o frasi fatte.
    E non è vero che ritornano “A volte”…purtroppo ritornano “Spesso”! 🙁

  2. Non so come mai avevo perso questo post. Mea culpa! Hai scritto una serie di riflessioni davvero importanti Tizzi, che condivido e che mi hanno bloccato lo stomaco.
    Ammetto che non sto seguendo più i notiziari, non ce la faccio, la mia mete si rifiuta. Rifiuta l’odio, l’omicidio, il razzismo, le accuse. Semplicemente non riesco più a farle entrare come informazioni nella mia vita.
    Ma è vero sai, la storia di chi muore in una fuga dalla disperazione, oppure in un attentato, oppure sul lavoro (od ambedue le cose), nel proprio paese o mentre è all’estero a cercare una speranza, è la storia di tutti noi.
    E’ il racconto del nostro passato e del nostro presente. Con ogni probabilità pure del futuro.
    Ed ingaggiare una guerra tra poveri, fomentata da chi siede su una poltrona senza nessuna umanità, serve solo a causare altro male.
    Ti appoggio Tiziana, lo sai…
    Claudia B.

    1. Si, lo so che mi appoggi. Anche io vorrei guardare il meno possibile i notiziari. E così faccio. Quando si viaggia si riesce a vivere nel mondo stando fuori dal mondo… i Tg te li dimentichi.
      Che disgrazie, brutture, politiche corrotte, facciano parte della nostra vita è ormai cosa normale. Che si possa evitare la cattiveria per motivi futili, questo lo vorrei. Da persona a persona, chiederei “perchè?”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *