Ci sono delle volte in cui sento il bisogno di fare di un viaggio l’occasione per dare al mondo qualcosa di me.
Sono i viaggi solidali, quelli che consentono di partire al solo prezzo di un biglietto di andata e ritorno, al costo della quota di assicurazione o, addirittura, con un rimborso spese a favore del proprio contributo.
Diversi sono i settori in cui operare da volontario: dagli aiuti nel campo del sociale a quelli a sostegno della difesa dell’ambiente.
Spesso i requisiti necessari sono l’età, la conoscenza di una lingua straniera e la disponibilità a donare il proprio tempo per un periodo minimo (di solito dai 3 ai 6 mesi).
Altrettanto importante è cercare Organizzazioni serie, soprattutto quando si ha intenzione di andare all’Estero.
Come viaggiare facendo volontariato
Il Servizio Volontario Europeo (SVE) è una garanzia per cittadini europei dai 17 ai 30 anni, in cerca di enti accreditati che operano nel settore sociale, dell’ambiente o della cultura. Finanziato dalla Commissione Europa, questa sorta di “cugino” dell’Erasmus, offre vitto, alloggio e rimborso spese, per periodi da 3 settimane a 12 mesi.
Il Servizio Civile Nazionale permette di diventare volontari anche oltre i confini Europei. Per saperne di più, potete consultare il sito ufficiale e spulciare i bandi che annualmente selezionano volontari. Se siete in possesso dei requisiti richiesti (relativi soprattutto ai limiti di età e alla conoscenza di una lingua straniera) potrete impegnarvi per un anno in uno dei progetti proposti. Sono compresi vitto, alloggio e un compenso di oltre 400 euro mensili.
Non posso dire di aver fatto un’esperienza di questo tipo all’estero ma, pur essendo rimasta in Patria, sono sempre orgogliosa di raccontare quanto abbia contato per me il Servizio Civile. Se devo dirla tutta, all’utile ho unito il dilettevole: mare, piscina, minigolf, tennis… E’ senz’altro una delle esperienze più formative che abbia mai fatto. Lo consiglio con tutta me stessa.

Emergency, invece, cerca vere e proprie figure professionali, più che volontari. Medici e infermieri, impegnati, tra guerre e povertà, per periodi generalmente non inferiori a 6 mesi, hanno diritto a un compenso economico. Sono coperte anche le spese di viaggio, vitto, alloggio e assicurazione. Non una vacanza, sia chiaro ma un vero e proprio lavoro per gente con la vocazione di autare gli altri.
Anche i programmi di volontariato delle Nazioni Unite (potete consultare UnVolunteers e Unric.org) offrono un compenso mensile purché abbiate i requisiti richiesti e siate disposti a impegnarvi per un periodo di almeno 6 mesi.
Vitto e alloggio gratuiti saranno altrettanto concessi in cambio di forza lavoro nelle fattorie. Un altro modo di viaggiare, un altro modo di essere volontari.
Date un’occhiata a WorkAway e WWOOFer.
Pagando una quota associativa, potrete consultare l’elenco degli host disponibili ad ospitarvi purché vi rimbocchiate le maniche per poche ore al giorno.
Per ridurre dubbi e scetticismo, vi segnalo l’esperienza di beworldcitizens.com.
Se avete deciso di partire all’insegna del volontariato, sono certa che avrete fatto, del vostro viaggio, un’esperienza indimenticabile.


Assolutamente un valore aggiunto al viaggio!
Per quanto mi riguarda non avendo professionalità medico infermieristiche, non avendo padronanza della lingua e non avendo un’età da giovane virgulta…sono fuori dal bacino di utenza di un viaggio all’insegna del pubblico aiuto.
Però per pagare le tasse agli occhi dello stato ho TUTTI i requisiti immaginabili 😀 😀
🙂 Mi accodo alla tua ultima affermazione. Io non ho professionalità medico infermieristiche e con la lingua sono come Renzi. Però nulla mi toglie quell’urgenza interiore di essere di pubblico aiuto a chi ne ha davvero (e sottolineo davvero) bisogno. Prima o poi, spero di farlo. Intanto comincerei dalla mia Italia… poi sogno oltre.