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Terezin oggi: ricordare perche’ non si ripeta

Pubblicato da il Gennaio 26, 2016
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Terezin, Repubblica Ceca

C’è silenzio a Terezin, a 60 km da Praga. L’atmosfera è surreale, come se si stentasse a credere che quella che stiamo per calpestare abbia realmente una storia triste.

L’autobus si ferma nella Piazzetta del Paesino, di fianco al Museo dove sono esposti i “disegni dei bambini”.

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La piazzetta di Terezin, di fianco al Museo del Ghetto

Percorriamo un tratto di strada a piedi, fino ad arrivare alla fortezza che fu un campo di concentramento. C’è un  piccolo cimitero. Sono disposte in fila ordinata moltissime tombe. Ne scegliamo una caso e posiamo un sasso; lo facciamo giacché chi ci riposa, probabilmente, non avrà più nessun parente che lo possa fare per lui, o per lei.

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Varcato l’ingresso ad arco, ci accoglie una signora dagli occhi a mandorla. Conosce molte lingue e così, in un perfetto italiano ci spiega che nel biglietto (dal prezzo simbolico) è inclusa la guida, un signore anziano con il passo più svelto di tutti noi, che siamo giovani. E’ gentile, educato, colto, tiene desta l’attenzione strappandoci un sorriso, interrogandoci sulla storia. Si, a tratti, ti senti a scuola nei momenti in cui vorresti nasconderti dietro il banco per non dar conto di essere impreparato.

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Più volte ho come l’impressione di essere in un set cinematografico. Mancano solo gli attori a recitare la parte di un film che apre l’ennesima parentesi sulla storia degli ebrei.

 Ma no, mi dico, qui è tutto vero.

Qui c’erano davvero persone realmente sofferenti, al freddo, ammassate, con chissà quali speranze, chissà quali sogni, quali progetti. Non riesco a immaginare cosa questa gente provasse in fondo al cuore, come se si trattasse di un mistero al quale la mia comprensione non sa dare una risposta, una sola.

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Un tempo Terezin era una fortezza, dotata di un sistema difensivo che comprende gallerie sotterranee che si estendono per kilometri. Nel tempo, come è noto, la funzione è cambiata, divenendo prigione e luogo di morte per molte persone. L’intero paese fu sgomberato dai suoi abitanti perché fosse destinato ai prigionieri di una causa senza alcun senso, senza nessuno sfondo di giustizia e umanità.

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I lavandini “studiati” per ingannare l’opinione pubblica o chi di dovere. Non furono mai utilizzati realmente.

E’ difficile trovare le parole per descrivere quanto fosse triste il silenzio di quel luogo dalle caratteristiche comuni: la scritta “il lavoro rende liberi” all’ingresso, la struttura in legno destinata ai letti, le piccole stufe, i lavatoi, le celle, i cortili, l’assenza di libertà, il male elevato all’ennesima potenza. Possibile che c’è chi è stato capace di progettare tutto questo?

Possibile che nessuno abbia avuto pietà del passaggio 21, dove venivano definitivamente abbandonate le speranze di chi andava incontro alla sua condanna a morte?

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Il luogo delle condanne a morte

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Il “Passaggio 21”, dove i condannati a morte abbandonavano ogni speranza.

 Nessuno parla, se non la guida; cita quel triste detto per cui “nemmeno una pallottola andava sprecata per un ebreo”.

Tutti ascoltiamo, ciascuno con il proprio magone sull’anima.

Ben presto iniziò a essere di troppo anche l’odore della morte, ci viene detto. Gli stessi ebrei s’incamminavano per portare i cadaveri nei forni crematori, distanti da dove è il campo.

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La piscina dei “signori” oltre il muro dove avvenivano le esecuzioni

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Il luogo dei forni crematori, appena fuori dalle mura della cittadina di Terezin

Terezin è noto per la massiccia presenza di bambini. Pensate cosa potesse voler dire, per un bambino, dover farsi un’idea di cosa fosse il male e cosa il bene.

Nel piccolo Museo, al centro della cittadina di Terezin, ci sono i loro sogni, racchiusi in immagini disegnate che raccontano quanto fosse normale il desiderio delle cose di casa e quanto non lo fosse la vita nel campo. Sembra che in quei colori ci sia ancora il respiro di ciascun bambino, capace di arrivare dritto al cuore meglio di come saprebbero fare le parole. Il disegno diventò il mezzo con il quale raccontare ed esprimere il loro vissuto.

 Raccontare, sempre. Raccontare per salvare l’anima dalla tristezza, dal rancore, dall’omertà, dall’infelicità. Raccontare perché si impedisca al male di avanzare.

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Informazioni utili.

Per raggiungere Terezin, da Praga, potete prendere l’autobus che parte appena fuori dalla Fermata della Metro di Holesovice (piattaforma numero 7) . Dopo circa un’ora arriverete al centro di Terezin, esattamente dove c’è il Museo con alcuni disegni dei bambini (gli altri sono esposti nella Sinagoga Pinkas, a Praga). A piedi potrete raggiungere il campo. Appena fuori dal paese di Terezin, invece, c’è il luogo con i forni crematori. Vorrei ricordarvi che durante il “Shabat”, il sabato ebraico, potreste non accedere ad alcuni luoghi storici, essendo chiusi.

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Terezin today: remember so that never happens anymore

 

 There’s silence in Terezin, 60 kilometers from Prague. The atmosphere is surreal, as if we don’t believe that our steps are moving on a very sad story.
The bus stops in the little square of the village, next to the Museum of the “children’s drawings”.

  Along a stretch of road, we walk to the fortress that was a concentration camp. There’s a small cemetery where a lot of graves are arranged in a neat row. We choose one at random and we place a stone on it; we do it because those who rest here, probably, will not have any relatives who can do it for him, or for her. 

When we go through the arched entrance, a slant-eyed lady welcomes us. She can speak many languages and so, in a perfect Italian explains that the ticket (for a symbolic price) includes the guide, an elderly gentleman who walks faster than all of us. He’s polite, educated, keeps alive the attention with a smile, asking questions about the history. Yes, sometimes it seems to be at school when you want to hide behind the desk becouse you’re unprepared. 

The camp is so well preserved that I often have the impression of being in a film set. Maybe there are the actors of a film that wants to open yet another parenthesis on the history of the Jews.

  But no, I think, here it’s all true.

  I imagine people crowded together, in the cold, with some kind of hope. But I can’t imagine the reasons of that event, as if it were a mystery.

Once Terezin was a fortress, equipped with a defense system that included underground tunnels that stretch for kilometers. Over time, as we know, that function changed, becoming prison and place of death for many people. The entire town was evacuated (its inhabitants had to go away) because all houses were intended, at first time, for prisoners of a cause with no sense, without any background of Justice and humanity. 

It’s not easy to find words to describe how sad is the silence of places with the same similarities: the words “Arbeit Macht Frei” at the entrance, the wooden structures of beds, small stoves, the courtyards,  the absence of freedom, the evil in the extreme.

How was it possible that someone was able to design this?
How was it possible that nobody took pity for the passage 21, where all victims abandoned every hope? 

No one speaks, except our guide; he cites the sad said that “not a single bullet never wasted for a jew”.

All we listen to him. It soon began to be too much even the smell of death. So, Jews walked to bring the dead bodies in the crematoria, not far from the camp.


Terezin is known for the massive presence of children. Can you think what it could mean, for a child, to realize what was good and what was evil? 

In the small museum, in the center of Terezin, there are their dreams, encased in drawn images that tell how normal it was the desire of everything in the home but not the life in the camp. It seems that in those colors there is still the breath of each child, able to get straight to the heart better than words.

  We need to tell. Telling to save the soul from sadness, resentment, omerta, unhappiness. Telling to prevent the advance of evil.

 Useful information

You can go to Terezin by bus from bus Station Holesovice of Prague (platform number 7). After about an hour you get to the center of Terezin, exactly where is the Museum with some children’s drawings (the others are exposed in the Pinkas Synagogue in Prague). From there you can walk on foot to the camp. Just outside the town of Terezin, there are crematoria. I’d like to remind that during the Jewish Sabbath, some historical places are closed.

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