-Ti ricordi quando eravate piccole e viaggiavamo?-

-Sì che mi ricordo- rispondo a mio padre. E diciamo la verità, quei viaggi all’avventura ci piacevano tantissimo.

I miei viaggi da bambina

Si partiva a sera, non prima di aver dedicato due minuti a pregare di tornare sani e salvi.

I primi viaggi li abbiamo fatti in tre, quando ancora mia sorella non era nata. Non so come ci siamo riusciti ma abbiamo viaggiato in lungo e largo con la vecchia 500 Fiat, tutta gialla, che un giorno, con molto rimpianto, è stata rottamata per una macchina che non ha mai saputo sostituirsi a lei definitivamente.

Le altre auto ci sorpassavano ma noi, a bassa velocità, ci godevamo quel viaggio. Poi, si arrivava nel luogo scelto come destinazione, guidati da mappe che ad aprirle necessitavano del loro spazio.

E ora? Dove si va? Cosa si fa?

Si iniziava la ricerca dell’hotel, lì sul posto. Capitava anche di trovarne qualcuno già pieno, motivo per cui se ne cercava un altro.

Con gli anni, i viaggi in tre si sono allargati diventando viaggi in quattro, con tutti gli onori di casa per la piccola viaggiatrice di cui spesso mi capita di scrivere.

Lourdes

I nostri erano i viaggi on the road, di quelli che ti permettono la scoperta delle fermate intermedie. Di quelli che metti in conto gli imprevisti che non tardano ad arrivare. Di quelli che sbagli strada e devi tornare indietro. Di quelli che sei a pienissimo contatto con la gente del posto, di quelli che parli a gesti perché nessuno sa ancora parlare una sola parola di inglese. Di quelli che ci si arrangia e stiamo bene insieme.

Se ho conosciuto da subito la bellezza del viaggio, lo devo alla mia famiglia.

Il viaggio a Lourdes

Quella volta che ci siamo spinti fino ai Pirenei, abbiamo macinato Km e Km di strada. Non saprei quante ore abbiamo impiegato per arrivare a destinazione ma ricordo che una sera, lungo l’autostrada francese, abbiamo sbagliato l’uscita per via di una sola lettera che discordava da quella che era prevista nel percorso. Pensavamo si trattasse di un errore di stampa invece, sbagliando strada, ci siamo ritrovati in una festa di paese dove la gente sorrideva e danzava allegramente in abiti tipici. Sono quegli errori che ringrazi di aver fatto.

Quando arrivammo a Lourdes trovammo un piccolo hotel dove i cuscini avevano una forma tale che mio padre li ribattezzò “i cuscini della pupa”. Ci fu pure la sera che mia sorella si lasciò ammaliare dal film in francese che davano nella hall e, svegliatasi dall’incanto, iniziò a piangere credendo che fossimo tornati in Italia lasciando lei con quei motociclisti tatuati, tutto sommato, dalla faccia buona.

Scoprimmo che le strade erano piene di negozietti dove i cibi erano presi d’assalto più dalle api che dai turisti. Ma quando è fame non stai a badare più di tanto con chi ti contendi il cibo. Sempre che la mamma pugliese, previdente, in vista del viaggio non si sia premunita portando con se i sapori italiani, le cose di casa.

Nel santuario di Lourdes 

Arrivi dove la gente fa la fila per lasciare una carezza lungo le pareti di una grotta dove, si racconta, una Signora apparve a una fanciulla chiedendole di far costruire una chiesa che poi sarebbe stata la meta per tutti i malati che in questo luogo portano le loro preghiere.

Ma tutti questi malati chiederanno di essere guariti? Io credo che la fede vada al di là di una richiesta di questo tipo. Credo che la fede sia racchiusa nelle preghiere in cui si cerca il sostegno a lasciare che ciascuno di noi possa essere il disegno che un Dio ha voluto, Lui sa perché.

Senti la commozione del momento. Pensi tante cose. Ringrazi per quello che hai.

Di tanto in tanto una pioggerellina cade sui presenti. Si dice che quella sia la Benedizione della Madonna. Quella diventò una delle cose che avrei ricordato meglio del viaggio al Lourdes.

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