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Gli occhi neri del Kenya

Pubblicato da il Gennaio 13, 2016
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Gli occhi neri del Kenya

Sono sempre stata affascinata da ciò che è altro da me. Ogni cosa che sia al di fuori dai confini di me stessa ha il potere di allargare i miei orizzonti e farmi crescere, un pochino di più. Questo richiede che si presti attenzione, che si sappia ascoltare, osservare.

 Perché questo incontro con un pezzettino di mondo alla volta sia possibile, non occorre per forza andargli incontro, sebbene quella sia la direzione che racchiude la potenza massima del cambiamento. Può accadere che il mistero della vita riesca a trovare un qualche canale differente perché noi possiamo essere aperti.

Una canzone, una poesia, una immagine, un film, un racconto… ciascuno, come il viaggio, ha il potere di smuovere qualcosa dentro di noi e questo, si spera, può renderci persone migliori.

Lo straordinario scossone è avvenuto nel mio animo attraverso un viaggio che nemmeno avevo fatto io. Fu mia sorella a mostrarmi quello che il Kenya aveva avuto da dirle.

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 Il Kenya le parlò attraverso una manciata di occhi neri. Le disse quanto si potesse vivere anche senza avere nulla, purchè l’amore, la speranza e la musica non fossero mai mancati.

Il Kenya le mostrò villaggi poverissimi dove la corrente elettrica non esiste. Occorre solo una candela e andare a dormire prestissimo la sera.

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 In Kenya non c’è nulla di così straordinariamente materiale, se non fosse per le case e gli hotel degli europei. E a dire il vero quello che è davvero straordinario è proprio quel niente che sta ovunque nel mezzo del blu del mare e tra la terra rossa della savana, dove gli animali insegnano a vivere alla giornata, senza nessuna certezza del domani, senza, quindi, avere pensieri.

Il Kenya le aveva parlato più forte attraverso gli occhi neri dei bambini. Bambini che stanno a piedi nudi  in scuole fatte di fango, imparando l’essenziale. Bambini che ti rincorrono felici, improvvisando capriole e salti in cambio di poco, una maglietta che nemmeno usi più o qualsiasi cosa possa alleggerire il peso della valigia nel ritorno a casa. Bambini che ti sorridono come se avessero già ogni cosa. Bambini che ti cercano, ti chiedono di restare insieme a loro, che cercano un abbraccio.

Non hanno niente ma credono di avere tutto.

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I bambini a scuola

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I bambini di un orfanotrofio

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… e la loro stanza.

Poi ci sono i Masai, gli occhi neri con cui il Kenya le raccontò che quello in cui crediamo non è la sola prospettiva umana. Ce ne sono tante per le vie del mondo; quella dei Masai, per quanto differente sia dalla nostra, è straordinariamente semplice ma ricca di sorrisi e accoglienza. Curiosi loro che dicono di non conoscere la loro età, che raccontano di mitiche caccie al leone, che dicono che non c’è nulla di strano se non sei fedele alla moglie o al marito, che credono di essere animali.

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I Masai

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Il Kenya si lasciava raccontare da occhi neri che parlavano a loro volta di se. Mostravano le bellezze della terra con discrezione, rispetto e passione, per non farla scappare.

E poi c’erano gli occhi neri che raccontavano di sottomissione e rassegnazione. Erano coloro che accondiscendevano alle richieste di attenzione di visi pallidi coperti dallo squallore di soddisfare un celato bisogno di affetto, un impulso di vita o un’evidente necessità di ricchezza.

Altri occhi neri, di quelli che hanno imparato a vivere alla “maniera occidentale”, che sanno bene cosa i Kenyani non hanno, sono impegnati in piccole o grandi truffe.

C’erano pure sorrisi sinceri e occhi neri che si dilettavano in danze. In quella Africa che manca di ogni bene materiale, il ritmo diede vita alla musica. Dalla musica nacque la danza. Ora, se capite cosa è stata la musica per l’uomo, nel corso del tempo, capirete quale dono prezioso rappresenti per l’umanità intera.

Ecco, il Kenya le aveva raccontato quanto è bello il rumore della natura, la libertà dalle preoccupazioni futili, il bisogno di umanità. Poi aveva racchiuso il suo messaggio in una valigia, in una macchina fotografica, nei ricordi di mia sorella. Ho solo ascoltato quel messaggio giunto fino a me per vie indirette.

Ciascuno trae dal viaggio la morale che crede più giusta. Quello che ne abbiamo tratto io e mia sorella è che soldi e potere sono tanto più squallidi quanto più ci allontanano dal bene. La natura fa a meno dell’aspetto materiale ma non fa a meno della vita. E dell’amore.

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Black eyes in Kenya

 

I’ve always been attracted by knowing of what it is other than me. Everything that is outside the boundaries of myself has the power to broaden my horizons and help me to grow a little more. This requires be careful, listening skills and powers of observation. 

Lest this meeting with a piece of the world is possible, there is no need to be there to meet it, although that is the direction that encloses the maximum power of change. It may happen that the mystery of life will be able to find a different channel to get to know it.

 A song, a poem, a picture, a movie, a story … each of them, such as a travel, has the power to stir something within us and that, hopefully, can make us better people. A journey that wasn’t mine moved my soul.

My sister showed me what Kenya had to say. 

Kenya spoke through a handful of black eyes. It told her how kenyan people can live without anything, on condition that love, hope, and music never missed.

 Kenya showed poor villages where electricity doesn’t exist. You only need a candle and go to sleep early in the evening.

 In Kenya there’s nothing so extraordinary in material terms, if it weren’t for the houses and the hotels of Europeans. And actually what is really extraordinary is just the nothing that is everywhere in the middle of the blue sea and in the red earth of the savanna, where the animals live day by day, without thoughts. 

Kenya had spoken louder through the black eyes of children. Children who are barefoot in schools made of mud, learning the essentials. Children who chase you, improvising somersaults and jumps in exchange for little, even a shirt or anything that can lighten the weight of the suitcase when you’re coming home. Children who ask to you to stay with them, looking for a hug. They have nothing but believe they have everything. 

There are also the black eyes of Masai. So Kenya spoke about other Human Perspectives and even if that of people Masai is amazingly simple, it’s also full of smiles and hospitality. It’s curious when they say they don’t know their Age, when speake about a kind of lion hunt , that is no strange if wife or husband aren’t faithful or if they believe to be animals. 

Kenya let itself to hear from black eyes that speak in their turn. Black eyes that show the beauty of the earth wih discretion, respect and passion for not to scare it. 

And then there are the black eyes  that say about submission and resignation. They are those who are condescending to white faces covered with the squalor for a hidden need for affection, a pulse of life or an obvious need for wealth. 

Other black eyes, those who have learned to live in the “western way”, who know what thing Kenyans don’t have, are engaged in small (or not) scams.

There are also sincere smiles and black eyes who like dancing. Even if Africa lacks any tangible property, the rythm has created the music. From music was born the dance. Now, if you know what music was for all men, over time, you’ll understand that it represents a precious gift to humanity. 

Well, Kenya told her about how beautiful is the sound of nature, freedom from the concerns, the needs of humanity. Then it wrapped its message into a suitcase, in a camera, in the memories of my sister. I listened to the message, that has come to me by indirect means. 

Each travel has the lesson that you believe more just. What have I and my sister learnt? We have learnt that money and power are so bleak, especially if we’re away from the good becouse of them. Nature can get along without this material aspect but does not waive the life… and love.

2 Responses to Gli occhi neri del Kenya

  1. Roberta

    Deve essere uno di quei viaggi che ti resta dentro per sempre. A me è successo nel nord della Thailandia di incontrare volti e occhi che non dimenticherò.

    • lavaligiainviaggio

      Si Roberta, credo che certi viaggi portino a domandarsi tante cose. Spero di scoprire io stessa i volti della Thailandia. Chissà… Grazie per essere passata di qui e per aver lasciato un commento. Ti abbraccio!

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