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Tornare a Malta per lavoro

Pubblicato da il Dicembre 1, 2015
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Malta, Europa

Erano anni che mai, come in questi ultimi mesi, non sentivo mia sorella tanto vicina, un po’ come quando si era bambine, con l’unica differenza che un tempo era lei, la piccola di casa, ad aver bisogno di me.

Un contratto di lavoro finito, a Malta, e lei torna al suo paese, sperando che quella terra le permetta di mettere definitivamente radici e di essere, per questo suo profondo Sud, il nutrimento che si ciba di se stesso.  Invece così non è stato.

Cosi non era e non è, né per lei né per chi, come tanti ragazzi, fa a malincuore la valigia senza sapere quando tornare.

Fare quella valigia è strano. Non è come quando ci metti dentro vestiti e guide turistiche. Il sentimento non è dominato da quella gioia incontrastata di tornare con un bagaglio di conoscenze e sguardi pieni di luoghi mai visti prima.

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Fare la valigia, adesso, ha il sapore della speranza che il lavoro ti possa bastare per sopravvivere alla quotidianità (mangiare o avere un tetto sulla testa) come pure che ti basti per esaudire quel desiderio in cui le conquiste costano fatica, tanta quanta ne serva perché il prossimo biglietto aereo sia quello di andata e ritorno verso quei mondi che solo un aspirante viaggiatore sogna di poter calpestare coi propri piedi.

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In questo profondo sud italiano le cose si complicano. I laureati, ovvero quelli che hanno scelto di rimandare la ricerca di un lavoro pur di ambire all’identità sognata, non trovano disponibilità perché qualcuno guardi il curriculum, a meno che tu non sia “figlio di”, né tanto meno c’è la comprensione di intendere quanto reale sia la passione con cui fai le cose.

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Azur Window, Gozo, Malta

Nello stato in cui versa quella terra bellissima tappezzata di trulli e terra rossa, quasi come quella del suo amato Kenya, è più facile decidere di non restare intrappolati nel viale in cui non vai avanti e nemmeno indietro; così torni a Malta, una piccola ex-colonia inglese che stenti a credere possa avere così tanto spazio per chi vuole lavorare. Non importa se lo fai per un posto da cameriere piuttosto che uno in un call center. Quello che conta è che si possa effettivamente trovare lavoro.

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Malta

Così, mia sorella ha fatto di nuovo le valigie, mettendoci dentro quel pezzo di carta che ne attesta laurea ed esperienze, piuttosto che la guida turistica, ed è tornata a Malta, tra l’azzurro del mare e del cielo, le vie affollate di vita, i negozi senza pretese ma mai in crisi e Paceville, dove la musica le dà la gioia di sorridere ch’era spenta negli angoli tristi del suo paese.

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The Popeye Village, Malta

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Malta

Quegli aerei che pare tornino indietro più vuoti di come quando erano partiti, portano via troppe persone che poi ci troviamo a rimpiangere. La nostra terra diventa ogni giorno più povera di risorse e speranze.

Spesso smetto di credere nel suo futuro e mi ritrovo a negare di amarla cosi tanto.

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Malta

Vorrei farvi vedere in che condizioni versa solo uno dei paesi del Sud Italia, dove i campi di pomodoro restano ancora una dura speranza; vorrei raccontarvi le singole storie, vorrei mostrarvi le lacrime di chi prova ancora a credere di poter fare della propria vita un tutt’uno con la sua terra e farvi sentire il dolore di chi smette di credere.

#savethehopetolive

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Malta

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Coming back to work in Malta

 

In recent months I could feel my sister so close, like when we were little girls, with the only difference that once she, the baby of the house, needed to me.

After completing a employment contract, in Malta, she returns to her country, hoping that land allows her to put roots and to be for the deep South, the nourishment for itself. However this didn’t happen.

So it was not and it is not, nor for her, nor for those boys and girls that pack up the suitcase without knowing when to retur.

To pack a bag is not like when you put clothes and travel guides. The feeling is not dominated by the undisputed joy to know you’ll come back with a wealth of knowledge and looks full of places never seen before.

That suitcase, now, has the flavor of hope that the work will be enough to survive the everyday life (eat or have a roof over your head), or to fulfill that desire in which the achievements cost energy,  to make possible the next trip to those worlds that only an aspiring traveler dreams of treading with his feet.

For graduates, or for those who have chosen to postpone the search for a job in order to be the identity dreamed, is not easy to find a job, unless you’re not “son of”. This is the situation in Italy.

So, in that beautiful land with trulli and red earth (almost like that of her beloved Kenya), it’s easier to decide not to become trapped in an avenue where can’t go back and forth; you come back to Malta, a small former British colony that hardship believe may have so much space for those who want to work. It does not matter if you do it for a job as waiter rather than one at a call center. What matters is that you can actually find a job.

And that’s why my sister packed again the bags, putting that piece of paper attesting degree and experience, rather than a tourist guide, and had to come to Malta, between the blue sea and sky, the streets crowded with life, shops unpretentious but never in crisis and Paceville, where music wake up the smiles that were turned off in the corners of her sad country.

Our land is becoming more poor in resources and hope. 

Often I stop believing in its future and I deny to love it so much. I’d like to show you how real is the situation of unemployment in my South Italy, where the tomato fields remain a bitter hope; I want to tell you the individual stories, I want to show the tears of those who still try to believe they can do with their lives one with their land and I’d like to make you feel the pain of those who stop believing.

#savethehopetolive.

 

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