Ci sono differenti tipi di viaggi: quello fatto per lavoro, per necessità o quello di piacere fatto durante le vacanze. Tuttavia il viaggio è anche quello del conterraneo in fuga per la mancanza di lavoro. Ed è anche quello, doloroso, di chi “fugge” dalle guerre.

Kater I Rades Otranto.1
La “Kater I Rades”, Otranto (Puglia)

Riaprendo un vecchio diario, di quelli che da bambina scrivi solo per te stessa, ho riscoperto una storia di migranti accaduta nel mare Adriatico.

Nella terra dei trulli e della pizzica, anni fa arrivavano barconi carichi di gente proveniente dalle coste albanesi.

Per conoscere ciò che sembra essere diventata una parentesi chiusa  della storia degli anni ’90, a partire da quelle righe di un diario scritto a dieci anni, sono venuta a Otranto.

Kater I Rades
Kater I Rades
La Kater I Rades al porto di Otranto

Al porto dorme, silenziosa, la Kater I Rades, il relitto arrugginito che l’artista greco Costas Varotsos  ha rivestito di lastre di vetro, come a sottolineare la fragilità di chi, su quella barca, ha lasciato la vita.

Il popolo albanese, in quegli anni, era oppresso, isolato dal resto d’Europa, in balia della crisi economica. Data l’incertezza, rispetto di un futuro dalle prospettive annebbiate, cominciarono ad esserci forti ondate migratorie. Si partiva per l’ Italia dove, si diceva, c’erano più possibilità.

Quella motovedetta addormentata nel porto di Otranto, piange circa cento esseri umani, tra cui anche molti bambini, morti in una fredda notte di marzo che quell’anno (era il 1997) coincideva con il venerdì santo. Quel giorno, la barca venne speronata, fino alla tragedia, affinché fosse respinta dai confini italiani. Come se i muri fossero anche nei mari a dare l’illusione che bastino perché ciò che è nostro resti esclusivamente nostro.

I motivi dell’esodo dall’Albania, durato anni, sono da ricercare nelle radici profonde in cui risiede la cattiva gestione del Paese, dove a prevalere non sono affatto gli interessi comuni ma la solita politica inefficiente, incapace di guidare i popoli.

Kater I Rades
Immagini della Kater I Rades
Sono tante le riflessioni che vengono in mente.

Più di tutte mi sconvolge quanto e come velocemente cambi l’opinione pubblica, condizionata da un meccanismo creato ad arte per far credere ciò che è giusto o sbagliato, chi è il buono e chi il cattivo.

Troppo spesso, ancora, sento dire (ragion per cui continuerò a scriverci su) che i migranti e i profughi, da qualunque zona essi provengano, farebbero meglio a stare a casa loro, perché tanto in Europa le cose non sono messe meglio. E’ la solita superficialità, dilagante, di chi “ignora” e non ha la sensibilità di pensare che potrebbe capitare a chiunque.

Un tempo anche gli italiani andavano in America a cercare lavoro e la fuga di cervelli ancora oggi porta via risorse all’Italia.

Kater I Rades
I resti della Kater I Rades al porto di Otranto

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