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La “Kater I Rades”: la barca addormentata nel Porto di Otranto

Pubblicato da il Novembre 13, 2015
Kater I Rades Otranto.1

La “Kater I Rades”, Otranto (Puglia)

Se ci riflettete, i viaggi non sono solo le vacanze a cui ambire dopo un anno di lavoro, semmai il lavoro ci è concesso. Il viaggio è anche quello del conterraneo in fuga per la mancanza di lavoro; così, pure, il viaggio è anche quello di chi “fugge” dalle guerre.

Se non avessi riaperto un mio vecchio diario segreto, di quelli che da bambina scrivi solo per te stessa tanto da mettergli il lucchetto (e che io perdevo puntualmente) nemmeno avrei mai ricordato che i migranti morti nel Mediterraneo, non sono solo quelli che tentavano (e tentano) di raggiungere le coste della Sicilia. A pochi kilometri da dove io vivo, nella terra dei trulli, del mare e della pizzica, anni fa arrivavano i barconi carichi di gente all’inverosimile.

Anche l’Adriatico un tempo, piangeva le sue vittime.

Per conoscere ciò che sembra essere diventata una parentesi chiusa  della storia degli anni ’90, a partire da quelle righe di un diario scritto solo quando avevo dieci anni, sono venuta a Otranto.

Otranto.5

Kater I Rades

Al porto dorme, silenziosa, la Kater I Rades, il relitto arrugginito che l’artista greco Costas Varotsos  ha rivestito di lastre di vetro, come a sottolineare la fragilità di chi, su quella barca c’ha lasciato la vita.

Il popolo albanese, in quegli anni, era oppresso, isolato dal resto d’Europa, in balia della crisi economica. Posti in uno stato di incertezza rispetto ad un futuro dalle prospettive annebbiate, cominciarono ad esserci forti ondate migratorie; si arrivava in Italia dove, si diceva, c’erano più possibilità. E qui, in Italia, c’eravamo noi, noi che li abbiamo percepiti come un gruppo di nomadi ignoranti in cerca di una vita più “comoda” piuttosto che di lavoro.

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Quella motovedetta addormentata nel porto di Otranto, piange circa cento esseri umani, tra cui anche molti bambini, morti in una fredda notte di marzo che quell’anno (era il 1997), coincideva con il venerdì santo, un giorno in cui quella che ora è solo la carcassa vuota di una barca, venne speronata, fino alla tragedia, affinché fosse respinta dai confini italiani.

Ecco, siamo stati capaci di mettere i muri anche nei mari, fino a vivere con l’illusione che bastino perché ciò che è nostro resti esclusivamente nostro.

I motivi dell’esodo dall’Albania, durato anni, sono da ricercare nelle radici profonde in cui risiede la cattiva gestione del Paese, dove a prevalere non sono affatto gli interessi comuni ma la solita politica inefficiente, incapace di guidare i popoli, come se si volesse comandare girando il mondo al contrario.

Otranto.3

Immagini della Kater I Rades

Sono tante le riflessioni che vengono in mente.

Più di tutte mi sconvolge quanto e come velocemente possa cambiare l’opinione pubblica che per prima si lascia condizionare da un meccanismo creato ad arte per farci credere ciò che è giusto o sbagliato, chi è il buono e chi il cattivo.

Troppo spesso, ancora, sento dire (ragion per cui continuerò a scriverci su) che i migranti e i profughi, da qualunque zona essi provengano, farebbero meglio a stare a casa loro, perché tanto in Europa le cose non sono messe meglio. E’ la solita superficialità, dilagante, di chi “ignora” e non ha la sensibilità di pensare che potrebbe capitare a chiunque. Avete dimenticato che un tempo gli italiani andavano in America a cercare lavoro? Avete dimenticato la fuga di cervelli che ancora oggi porta via risorse all’Italia?

Otranto.2

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The Kater I Rades: the sleeping boat at the Port of Otranto

If you think about it, the trips are not only the holidays after a year of work, if we are allowed to work. The trip is also that of our countrymen who go away to look for a job; so, the journey is also that of those who  are on the run from the war.

If I hadn’t reopened an old secret diary, that you write when you’re a child and that has the lock (I always lost it) I’d never have remembered that the migrants died in the Mediterranean aren’t only ones who try to reach the coasts of Sicily. A few kilometers from where I live, in the land of Trulli, sea and pizzica, years ago a lot of people came from Albania to Italy on boats full over the limit. 

Once, even the Adriatic was crying its victims.

To understand what seems to have become a parenthesis in the history of the 90’s, from the lines of a diary written when I was ten, I came to Otranto.

At the Port of Otranto, there’s the Kater I Rades, the rusty wreck that  the greek artist, Costas Varotsos, has coated with glass sheets, as if to underline the fragility of those who, on that boat, lost the life.

In those years, people of Albania were oppressed, isolated from the rest of Europe, at the mercy of the economic crisis. And thus, into that state of uncertainty, with clouded prospects, began the waves of immigration; they arrived in Italy where, it was said, there were more possibilities. And here, in Italy, there were us: we thought they were only a group of ignorant nomads in search of a life more “comfortable” rather than of a job.

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The patrol boat, asleep at the port of Otranto, has to mourn about one hundred people, including many children, who died on a cold night in March; in that Good Friday (it was 1997) the Kaiser I Rader, today only the empty shell of a boat, was rejected by the Italian borders and so, was also rammed untill the tragedy.

We were able to put the walls even in the seas, living with the illusion that was enough because what is ours, it remains exclusively ours.

 In the years past, the mismanagement of the country, in which the common interests didn’t override, was the cause of the exodus from Albania: the usual and inefficient politic, that wants to rule turning the world inside out.

There are so many thoughts that come to mind.

Most of all, it astonishes me how much and how quickly it can change the public opinion, influenced by a mechanism created on purpose to make us believe what is right or wrong, who is good and who is bad.

All too often, I still hear (this is why I’ll continue to write about it) that, from whatever area they come from, migrants and refugees would do better to stay at their home, because in Europe the situation is not good. It’s the usual, rampant  superficiality of those who “ignores” and does not have the sensibility to think that “could happen to anyone”. Do you forget that once Italians went to America to look for work? Do you forget  “the brain drain” that still takes away resources from Italy?

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