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Perche’ ho aperto un blog di viaggi

Pubblicato da il Novembre 3, 2015
Scrivere un blog di viaggio

Scrivere un blog di viaggio

Non saprei dire con esattezza quando abbia iniziato a desiderare di scrivere. So per certo che ero solo una bambina e che da allora avevo il bisogno di raccontare il meglio e il peggio di ciò che mi stava intorno, quello che è sotto gli occhi di tutti e che spesso si fa a fatica a raccontare o semplicemente non si vuol dire.

Dentro di me ho sempre avuto qualcosa da voler comunicare, dal “come, non ti accorgi di quanto è bello svegliarsi la mattina, trovare la casa piena di affetti familiari e fuori c’è pure il sole che si alza alto nel cielo” al “come fai a far finta di non vedere tanto da farti andar bene che le cose vadano per il verso sbagliato”. Ecco perché in me convivono la dolcezza e la rabbia, lo sdegno e lo stupore, la voglia di urlare e la ricerca del silenzio per contemplare.

Scrivere è un sogno che mi sostiene quando ho bisogno di sistemare la confusione che è dentro di me, è la via per scrutarmi dentro e il mezzo con cui tento di essere meno superficiale rispetto a ciò che è fuori da me.

Le parole trasformate in segni sono sempre state una parte essenziale della mia vita, che io fossi a casa o in viaggio. Potete negare che un navigatore possa fare facilmente a meno del suo diario di bordo? Così, vi dico, scrivete.

Viaggiare è la meravigliosa scoperta, lenta e paziente, del mondo dal quale mi lascio affascinare e deludere. Viaggiare mi insegna  ad aver  fiducia in me, a saper chiedere aiuto quando serve, a vivere il qui e ora, a non essere egocentrica tanto da pensare che il mio sia l’unico modo corretto di vedere le cose, a sorridere, ad amare e a fare a meno di odiare, a voler vivere la vita. Perciò, vi dico, viaggiate.

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Scrivere e viaggiare non mi bastava, non mi sono mai bastati. C’è una differenza tra lo scrivere e il raccontare: il secondo non può fare a meno di qualcuno che stia ad ascoltare. Ecco, col rischio di essere ripetitiva, io voglio “raccontare” pur illudendomi che ci sia almeno una sola persona che mi stia a leggere. Inserire contenuti nel mio blog è come riempire il mio diario di bordo. Disfo la valigia e rimetto a posto le emozioni, i pensieri e gli insegnamenti che mi ha regalato il viaggiare.

In quel ricamo di parole che metto a fuoco, ho incrociato le esperienze di altri appassionati come me e ho conosciuto il significato nuovo di “collaborazione”, un termine bellissimo tanto quanto è difficile da tener stretto. L’intreccio tra punti di vista diversi, senza nessun timore che nessuno ti tolga niente, ma che piuttosto ti arricchisca, è stata la cosa più bella che ho trovato nel mondo di internet. Ho ammirato e stimato blogger con modi diversi di raccontare e cose nuove da mostrare, ciascuno col proprio sguardo.

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Viaggiate, conoscete il mondo, realizzate che tra gli occhi che incrocerete, ci saranno mani tese verso di voi, altre verso un cestino della spazzatura perché non tutti hanno la stessa fortuna di vivere dignitosamente; scoprite la storia racchiusa nei luoghi, le bellezze e le brutture del mondo e alla fine raccontatele. L’inchiostro non può cambiare il mondo, ma può contribuire a migliorare ciò che ciascuno di noi è. Perciò raccontate i vostri viaggi a chi voglia starvi a sentire. Se non altro avrete avuto uno spazio per fare ordine e chiarezza dentro di voi. E se una cosa ci fa stare bene, poco importa che il nostro diario di viaggi sia pubblico o privato, se sia ben scritto o grammaticalmente errato. Ciò che conta sono i contenuti e la voglia di stare facendo ciò che piace. Perciò vi, dico, viaggiate, raccontate, scrivete ed emozionatevi.

(Se ti interessa l’argomento “blog”, leggi anche “diventare travel blogger“)

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 Write a travel blog

 

I can’t tell you exactly when I started to want to write. I was just a child and since then I had the need to tell the best and the worst of what was around me, that is plain for all and that is hard to say or simply it is not to say. 

I have always had something to talk about, from “look how wonderful is it to wake up in the morning, find the house full of family affection and outside there is also the sun” to “how do you pretend not to see that things are going the wrong way”. That’s why there are in me the sweetness and the anger, the indignation and the astonishment, the urge to scream and the search for the silence to contemplate.

Writing is a dream that supports me when I need to be less confused, it’s the way to peer inside and the means by which I try to be less superficial in what is outside of me.

The words turned into signs have always been an essential part of my life, if I was at home or on the road. Do you think a navigator can do it without his logbook? So, I say to you, write.

Traveling is a wonderful discovery, slow and patient, the world I love but also disappoints me. Travelling teaches me to trust, to ask for help, to live “here and now”, not to be self-centered, to smile, to love, to want to live the life. Therefore, I tell you, you should travel.

Writing and traveling was not enough, it has never been enough. There is a difference between to write and to tell: the latter needs someone who is listening. So, risking of being repetitive, I want to “tell”  pretending that there is at least one person that is reading. Writing contents for my “travel blog” is like to fill my diary. I unpack the suitcase and I put in order  emotions end thoughts.

I read the experiences of other people lovers of words like me and I met the new meaning of “collaboration“, a term as beautiful as it is hard to hold on. The intertwining of different points of view, without any fear that no one will take anything, but rather it enriches you, it was the most beautiful thing I found in the internet world. I admired bloggers with different ways to tell and new things to show, each with their own style.

 So, I tell you, travel, see the world, realize that you will meet hands extended towards you,  other toward a trash can, because not everyone has the same luck to live in dignity; discover the history contained in the sites, the beauty and the ugliness of the world and at last tell about all. The ink cannot change the world, but it can help improve what each of us is. So tell your travel to those wishing to listen to you. At least you’ll a space to bring order and clarity within you and if something makes us feel good, it doesn’t matter that our travel diary is private or public, if it’s well written or not. What matters are the content and the desire to be doing what we like. So, I say, travel, tell, write and get emotional.

(About “blog”, read also “to be a  travel blogger“)

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