Non saprei dire con esattezza quando abbia iniziato a desiderare di scrivere. So per certo che ero solo una bambina e che da allora avevo il bisogno di raccontare il meglio e il peggio di ciò che mi stava intorno, quello che è sotto gli occhi di tutti e che spesso si fa a fatica a raccontare o semplicemente non si vuol dire.

Dentro di me ho sempre avuto qualcosa da voler comunicare, dal “come, non ti accorgi di quanto è bello svegliarsi la mattina, trovare la casa piena di affetti familiari e fuori c’è pure il sole che si alza alto nel cielo” al “come fai a far finta di non vedere tanto da farti andar bene che le cose vadano per il verso sbagliato”. Ecco perché in me convivono la dolcezza e la rabbia, lo sdegno e lo stupore, la voglia di urlare e la ricerca del silenzio per contemplare.

Scrivere è un sogno che mi sostiene quando ho bisogno di sistemare la confusione che è dentro di me, è la via per scrutarmi dentro e il mezzo con cui tento di essere meno superficiale rispetto a ciò che è fuori da me.

Le parole trasformate in segni sono sempre state una parte essenziale della mia vita, che io fossi a casa o in viaggio. Potete negare che un navigatore possa fare facilmente a meno del suo diario di bordo?

Così, vi dico, scrivete.

Viaggiare è la meravigliosa scoperta, lenta e paziente, del mondo dal quale mi lascio affascinare e deludere. Viaggiare mi insegna  ad aver  fiducia in me, a saper chiedere aiuto quando serve, a vivere il qui e ora, a non essere egocentrica tanto da pensare che il mio sia l’unico modo corretto di vedere le cose, a sorridere, ad amare e a fare a meno di odiare, a voler vivere la vita. Perciò, vi dico, viaggiate.

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Scrivere e viaggiare non mi bastava, non mi sono mai bastati. C’è una differenza tra lo scrivere e il raccontare: il secondo non può fare a meno di qualcuno che stia ad ascoltare. Ecco, col rischio di essere ripetitiva, io voglio “raccontare” pur illudendomi che ci sia almeno una sola persona che mi stia a leggere. Inserire contenuti nel mio blog è come riempire il mio diario di bordo. Disfo la valigia e rimetto a posto le emozioni, i pensieri e gli insegnamenti che mi ha regalato il viaggiare.

In quel ricamo di parole che metto a fuoco, ho incrociato le esperienze di altri appassionati come me e ho conosciuto il significato nuovo di “collaborazione”.

L’intreccio tra punti di vista diversi, senza nessun timore che nessuno ti tolga niente, ma che piuttosto ti arricchisca, è stata la cosa più bella che ho trovato tra i blog e, in genere, nel mondo di internet. Ho ammirato e stimato blogger con modi diversi di raccontare e cose nuove da mostrare, ciascuno col proprio sguardo.

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Viaggiate, conoscete il mondo, realizzate che tra gli occhi che incrocerete, ci saranno mani tese verso di voi, altre verso un cestino della spazzatura perché non tutti hanno la stessa fortuna di vivere dignitosamente; scoprite la storia racchiusa nei luoghi, le bellezze e le brutture del mondo e alla fine raccontatele. L’inchiostro o un blog non possono sempre cambiare il mondo, ma possono contribuire a migliorare ciò che ciascuno di noi è. Perciò raccontate i vostri viaggi a chi voglia starvi a sentire. Se non altro avrete avuto uno spazio per fare ordine e chiarezza dentro di voi. E se una cosa ci fa stare bene, poco importa che il nostro diario di viaggi sia pubblico o privato, se sia ben scritto o grammaticalmente errato. Ciò che conta sono i contenuti e la voglia di stare facendo ciò che piace. Perciò vi, dico, viaggiate, raccontate, scrivete ed emozionatevi.

(Se ti interessa l’argomento “blog”, leggi anche “diventare travel blogger“)

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