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La ricetta dei fichi secchi, merenda degli anni passati.

Pubblicato da il Ottobre 21, 2015
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I fichi da far seccare…

Non è per fare la nostalgica ma non posso non ammettere che ci sono cose che un tempo avevano il sapore genuino del vivere quotidiano, un vivere fatto di affetti, cose vere e semplici.

Ecco, tanto per fare un esempio, sto giusto mangiando una caramella gommosa al gusto arancia. E’ buona, ma se ci penso bene, non sono esattamente una patita di frutta, anzi, la frutta io non la mangio quasi affatto. Mi stupisco io stessa di quanto sia brava a contraddirmi coi fatti, perché dalla gommosa al gusto arancia chimicamente ottenuto, dovrei ugualmente stare alla larga.

Così, pure le relazioni tra persone sono diventate un po’ chimiche, sebbene sarebbe più azzeccato dire che sono diventate “virtuali”. Ci si corteggia con brevi e freddi frasi al telefono piuttosto che con un mazzo di fiori e pure, ci si innamora, guardandosi in una foto sui social. Ma è proprio vero?

A me piacciono le porte delle nonne di paese che restano aperte sulla strada, lasciando intravedere il salotto al piano terra, appena nascosto dietro una pallida tenda. Mi piace vedere i pomodori appesi nelle cantine per fare da scorta durante l’anno, le torte fatte in casa, i vasetti col sugo dei miei genitori, la gente seduta sulle panchine e, quasi quasi, sono pure affascinata dal chiacchiericcio pettegolo che dilaga nei piccoli centri, dove tutti conoscono tutti e tu non conosci nessuno.

...

 Ecco, un mesetto fa sono andata a casa dei miei. Sul tavoliere di legno, illuminato dalla calda luce del sole, stavano ben disposte file di fichi da far seccare. La sola immagine ha avuto l’effetto dei ricordi che riaffioravano nella mente del signor Anton Ego, il critico gastronomico del cartone animato di Ratatouille.

Rivedevo me stessa bambina…salivo sulla sedia, prendevo quel grande barattolo di vetro, lo aprivo e prendevo i fichi secchi ripieni di una mandorla. Ecco, io toglievo la mandorla e spesso, mangiavo solo quella.

Quante volte quei fichi sono stati lo spuntino del pomeriggio!

Come fare i fichi secchi

 

I fichi, sul tavoliere, sono già secchi. Erano giorni che si lasciavano riscaldare dal sole, protetti da una leggera stoffa velata a quadrati blu e bianchi, così mio padre li prende, distribuisce in ognuno un po’ di scorza di limone e una mandorla, precedentemente privata di buccia e tostata in forno, infine sigilla il cuore “mandorlato, sovrapponendoci un altro fico. Il tutto va adagiato su una teglia ricoperta da carta da cucina e messa in forno a 180 gradi per il tempo necessario alchè non si brucino (dai 10 ai 15 minuti) e si conservano, con foglie di alloro, in vasetti di vetro, quelli che io aprivo durante l’inverno, per farci la merenda del pomeriggio.

…riassaporo i fichi secchi e mi viene da pensare che, dopo tutto, quel cuore orgogliosamente pugliese di mio padre, è pure un bravo cuoco.

I fichi secchi

I fichi secchi

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Dried figs: the snack of past years

 

Not to be homesick, but I must admit that there are things that once had the genuine taste of everyday life: true and simple things. 

Well, now I’m just eating a candy with orange flavor. It’s good, but if I think about it, I really don’t like fruit. So, I contradict  myself, because I should also stay away from the candy with orange flavor chemically obtained.

So, even the relationships of people have become a little chemical, although here it’s more appropriate to say that they have become “virtual”.  We are courting with short and cold sentences on the phone rather than with a bunch of flowers and we fall in love looking at a photo on the social. But is it really true?

I like the doors of the grandmothers that are open on the road of the country, so you can see the living room on the ground floor, just hidden behind a pale curtain. I like to see the tomatoes hanging in the cellars, the homemade cakes, the jars of sauce  prepared by my parents, people sitting on the benches and, very nearly, I’m also fascinated by the chatter that is rampant in small towns, where everyone knows everyone and you don’t know anyone.

Well, a month ago I went to my parents’ house. On a board of wood, illuminated by the warm light of the sun, there were rows of figs to be dried. That image had the same effect of memories that resurface in the mind of Mr. Anton Ego, the food critic of the cartoon Ratatouille.

I saw myself a child … I climbed on the chair, I took that big glass jar, I opened it and took dried figs stuffed with an almond. Well, I took off the almond and often I ate only that.

How many times those figs were the snack!

All figs, on the board, are dried. For days they were exposed under the sun, protected by a lightweight cloth, veiled. So my father takes them, distributes each a little lemon zest and almonds, without peel and toasted in the oven, finally seals the heart “almond”, with another fig. Everything should be placed on a baking sheet covered with paper towels; after you put in the oven at 180 degrees for 10 -15 minutes. Finally you have to keep them, with bay leaves, in a glass jars, those that  I opened during the winter, when I was a child.That was, for us, our snack. …

I taste dried figs and I’m thinking that, after all, my father, proud to be apulian, is also a good cook.

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