Lo sguardo felice di un vincitore sul podio ha sempre qualcosa di immenso.

Le emozioni, intense, riescono a bucare lo schermo per arrivare dritte al cuore di chi, in quegli stessi attimi, sia pure da tutt’altra parte del mondo, condivide il vissuto di chi celebra mesi, anni, perfino una vita intera, trascorsi a dare l’anima per una passione che si ama ma che, pure, richiede costanza, impegno, fatica e forza.

Forza, tanta forza.

Troppo facile lamentarsi per chi sta nella propria cameretta ad aspettare che sia il mondo ad entrare dalla porta. Troppo facile pretendere per chi, mitomane e inconsapevole dei “veri” sacrifici, crede che tutto gli sia dovuto.

Chiedetelo a chi corre in salita su di una bicicletta tentando di acchiappare una maglia, di qualunque colore essa sia. Chiedetelo a chi prova e riprova a migliorare tempi, tecnica, sostanza in qualunque sport esso sia: tuffi, nuoto, corsa, salti di qualunque genere…

Quante volte questi vincitori avranno avuto voglia di piangere dopo ogni caduta, quante volte avranno pensato di mollare tutto, quante volte si saranno chiesti se valesse la pena fare della propria vita una competizione.

Lo sport, visto con gli occhi di una persona che ha scelto la sedentaria vita da studentessa con tutt’altri sogni, è sempre una catena a cui aggrappare la forza dell’anima. Se gli porti rispetto sa ripagarti con una intensità tale da renderti capace di provare qualcosa che non conosco nemmeno ma che percepisco nel luccichio di chi, appunto, si gode il podio.

Ecco, io sono pigra, sedentaria e i veri sacrifici, quelli che hai il sudore in fronte, io non li conosco. Però amo tantissimo sentire la libertà che provo quando nuoto. Proprio io che ho imparato a nuotare solo a 13 anni, da sola, all’acqua alta 10 pollici, io che da piccola avevo il terrore del mare e piangevo perché i miei mi riportassero a riva, io che ancora passo le giornate al mare tentando d’imparare a nuotare sott’acqua senza sentirmi un salvagente che si mantiene in superficie.

Non vorrei essere Tania Cagnotto perché i tuffi, quelli proprio no (li temo). Ma vorrei poter fare una sola bracciata di Federica Pellegrini o avere un minimo di grazia e leggerezza, come quelle delle ragazze del nuoto sincronizzato.

Il nuoto sincronizzato ai Campionati Europei di Berlino del 2014

A proposito di nuoto sincronizzato…

Se mi capita di sintonizzarmi su una competizione di synchro, divento incapace di cambiare canale e mi lascio prendere dalla meraviglia delle coreografie acquatiche.

Il mio stupore diventa distacco dal mondo se poi, il nuoto sincronizzato, mi portate a vederlo dal vivo. E così è successo a Berlino, in occasione delle competizioni europee di nuoto 2014, quando in città ti poteva anche capitare d’incontrare gli atleti scelti per rappresentare una nazione intera.

Il nuoto sincronizzato ai Campionati Europei di Berlino del 2014

Il nuoto sincronizzato ai Campionati Europei di Berlino del 2014 

Nelle gare di solo, la russa Svetlana Romashina porta altissima la sua bandiera. Ha un passo talmente sicuro e uno sguardo che non teme nessuno che ti viene facile pensare quanto il portamento faccia capire agli altri se siamo o meno leoni. La vedi muoversi in acqua e ti accorgi che lei è una campionessa nonostante la tua ignoranza in materia. La russa non danza, lei i brani musicali li vive e li fa vivere. Può essere Marilyn Monroe o Julia Roberts senza esserlo davvero. Guardi lei e vedi una storia. Guardi lei e vorresti rivederla altre cento mila volte.

Poi c’è la spagnola Carbonell. Lei è intensa e passionale quanto lo è un ballerino di flamenco. Sembra la più impetuosa delle sirene, quella che ti strappa la lacrima perché la sua passione ti entra dentro e brucia.

Linda Cerruti, dall’Italia, la mia Italia, ha gli occhi di chi non molla, nonostante le combattenti dure da oltrepassare. La sua è grazia, eleganza, armonia. I suoi movimenti in acqua sono così leggeri e sinuosi da non lasciare percepire la fatica, nemmeno quella per cui lei è in quella piscina attraversata da tante altre campionesse. Diventa un tutt’uno con la musica mentre danza, sicura ma senza altezzosità, senza la pretesa di sentirsi chissà chi.

Un modo d’essere che si ritrova nell’intera squadra di nuoto sincronizzato della nazionale italiana. Sembrano le ragazze della porta accanto ma con una marcia in più.

A loro, che in quel di Berlino 2014 hanno saputo regalarmi tante emozioni, il mio augurio perché possano salire sempre più in alto.

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Il nuoto sincronizzato ai Campionati Europei di Berlino del 2014
Immagini della squadra del nuoto sincronizzato ai Campionati Europei -Berlino 2014

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A loro, che in quel di Berlino 2014 hanno saputo regalarmi tante emozioni, il mio augurio perché possano salire sempre più in alto.

 

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