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La corrida di Madrid, qualcosa che non capiro’ mai

Pubblicato da il Giugno 11, 2015
La corrida di Madrid

La corrida di Madrid

Quando sono andata in Spagna avevo il forte bisogno di perdermi nelle tradizioni che sono anche il simbolo stesso della caliente España. Per questo decisi che non avrei dovuto perdere né uno spettacolo di flamenco, in terra Andalusa, né la Corrida. Se i ritmi e le movenze del primo ti portano a perdere la percezione del tempo e di tutto quello che c’è intorno in quegli attimi, la seconda ti pone davanti a mille domande che restano anche senza risposta.

Nonostante le tante arene in terra spagnola, non tutte le città hanno conservato la tradizione della Corrida. L’arena di Barcellona, per esempio, è diventata un centro commerciale pieno di negozi. Madrid, invece, mantiene la continuità con l’essenza della sua antica cultura, sebbene non sia insolito, in giro per la città, trovare chi raccoglie firme contro la corrida.

2. Madrid

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Plaza de Toros de Las Ventas, è magnifica quanto le movenze eleganti di un torero, ma ahimè, quella eleganza, per chi non riesce a comprenderla, lascia presto il posto al disgusto e quello, dopo tutto, è il lascito di questo genere di “immersione” nella cultura madrilena.

La Corrida non è affatto quella a cui mi avevano abituata i cartoni animati nella mia infanzia

 

Ho conosciuto alcuni parenti di un torero. La madre, eccitatissima, tifava per suo figlio come farebbe qualunque madre per il suo campione. Uno zio, invece, sembrava che fosse un tanto indifferente alla cosa e ciò che più gli premeva era che fosse seduto sugli spalti più alti per il timore che il toro potesse saltare e irrompere sulle prime file di spettatori.

3. Madrid

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L’arena è così come la immagini o come la vedi in un film o in un cartone animato. C’è perfino il balcone riservato ai reali di Spagna.

Il prezzo di un biglietto per la corrida varia a seconda del posto in tribuna, distinguendo perfino se è esposto al sole oppure no. Con soli 5 euro riuscirete ad entrare a Plaza de Toros, accomodarvi sugli alti gradini e aspettare di assistere alle stesse fasi della Corrida per ogni singolo toro che, uno dopo l’altro, andrà incontro al suo destino, volente o nolente.

Volente o nolente il toro deve morire là, nell’arco di pochi minuti in cui dimostra spesso di non avere voglia di “litigare” con nessuno né tanto meno di morire. Ma come? Quei tori s’erano illusi di essere dei principi, cresciuti e tenuti in allevamenti da fare invidia ai bovini di mezzo mondo. I tori più belli, più forti, più pesanti, più coraggiosi, saranno selezionati per uno spettacolo dove gli applausi del pubblico saranno contro di loro, sfruttati per uno spettacolo che fa comodo alle tasche di chi ci lavora. Non sto facendo l’animalista. Non voglio essere tanto incoerente da non vedere che tra un pesce appena pescato e un toro appena ammazzato non ci sono poi tante differenze; dopo tutto, i tori della Corrida finiscono sulle tavole dei migliori ristoranti di Spagna.

4. Madrid

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Il fatto è che in quello spettacolo, ci vedi la metafora dell’uomo che viene prima illuso della sua dignità e poi disilluso a colpi di ferite che vogliono spegnere la luce di quella bontà che solo in rari casi, riesce a tramutarsi in collera, in non accettazione, in ribellione. Forse, se saprai ribellarti, verrai anche risparmiato.

A colpi di musica, un cartello espone il peso del toro che, entrato in arena, verrà provocato dalle lance dei picadores su di un cavallo, che sebbene  sia protetto da una specie di armatura trapuntata, viene a sua volta colpito dal toro.

5. Madrid

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E’ il turno dei banderilleros, che dovranno, ancora, ferire sul dorso  l’animale fino a renderlo allo stremo delle sue forze. Nella terza e ultima fase (la tercio de muleta) compare  il matador, in abiti eleganti e movenze sinuose,  con in mano il telo rosso (la muleta). E’ lui il simbolo di tutta la corrida. Nascosta dietro la schiena, nell’altra mano, se ne sta una finta spada. Il toro, colpito a morte, cade al suolo e verrà infine trascinato via, dritto verso il macello.

Il pubblico ha un ruolo attivo in questo “spettacolo”: fischia per esprimere scontentezza verso il madator, esulta gridando “olè” ad ogni provocazione fatta con il telo rosso, agita fazzoletti per chiedere che il torero venga premiato con la coda o con  uno, o due orecchi dal presidente, esulta e vive con passione ogni istante della Corrida.

A me, invece, era passata la fame. Non avevo avuto voglia di esultare, né il torero era riuscito a trasmettermi le sue emozioni di paura o “gasamento”.  Ho solo immaginato lo sdegno di un animale senza il dono della parola e mi dispiace, ho provato a capire cosa fosse la Corrida per uno spagnolo che è fortemente legato a questa tradizione, ma non ci sono riuscita.

6. Madrid

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The bullfight of Madrid

 

When I went to Spain I wanted to see some of the most important traditions: a flamenco show and the bullfight. With the rhythms and movements of the flamenco, you can lose the sense of time, with the second you are in front of a thousand questions that remain unanswered.

Not all bullfight arenas of Spain have preserved the tradition of bullfighting. The arena in Barcelona, for example, is a shopping center.

Madrid, however, maintains the essence of its ancient culture, although you can find, in the city, someone who collects signatures against bullfighting.

Plaza de Toros de Las Ventas, is magnificent as the elegant movements of a bullfighter but  the elegance, for those who can not understand it, gives a sense of disgust.
I met the family of a bullfighter. The mother, excited,  was supporting  her son as any mother would do for her champion. An uncle, seemed worry to sit in the high stands for fear that the bull could jump on the first rows of the audience.

The arena is like you can see in a movie or in a cartoon.

There’s even the balcony reserved for the Spanish royal family.

The price of a ticket for the bullfighting depends on the seat in the stands, distinguishing even if it’s exposed to the sun or not. With only 5 euro you can go into Plaza de Toros, sit on the high steps and see the same phases of Bullfighting for each bull, that, one after the other,  will meet its fate, like it or not.


Like it or not,  the bull will die there, within a few minutes even if it has no desire to “fight” with anyone or to die.  It was deluded to be a prince.

The bulls more beautiful, stronger, heavier, more courageous, will be selected for a show where the audience’s applause will be against them. There’re not many differences between a freshly caught fish and a bull just killed ; after all, the bulls of an arena will end up on the tables of the best restaurants of Spain.

In that show, you can see the metaphor of the man who is first deceived and then disillusioned with strokes of wounds that want to extinguish the light of that goodness that only in rare cases, can turn into anger, in rebellion. Maybe, if you can rebel, you will be also saved. With music playing in the background, a man shows the weight of the bull on a board.

When it is into the arena, its first suffering is caused by the spears of the picadors on a horse, which although it is protected by a kind of quilted armor, is in turn wounded by the bull.

Then it’s the turn of banderilleros, which, again, wound the animal on its back until it’s at the limit of its strength. In the third and final phase (tercio de muleta) the “matador”, in elegant dresses, does sinuous movements with the red cloth (muleta). He is the symbol of the bullfight. Hidden behind his back, in the other hand, he has a fake sword. The bull, shot to death, falls to the ground and it’s finally dragged away, straight to the slaughterhouse.

   In this “show” the public have an active role:  whistle to express discontent  against the madator, applaud and shouts “ole” to every provocation made with the red cloth, shake handkerchiefs to ask that the bullfighter is awarded  with the tail or one-two ears and live with passion every moment of Bullfighting.  

I wasn’t hungry any more. I had not been wanting to exult, and the bullfighter had not  managed to convey his emotions of fear or excitement . I imagined the wrath of an animal without the gift of the word and I’m sorry, I tried to understand what is the Corrida for a Spaniard who is strongly linked to this tradition, but I failed.

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