In un pomeriggio di primavera è difficile lasciare l’incanto che si è respirato a Polignano, uno degli angoli di paradiso di Puglia. Così decidi di inseguire la costa e raggiungere la piccola spiaggia di San Vito, per respirarne ancora il mare.


In quello spazio che sembra una virgola nel mezzo di un testo, c’è un po’ di poesia. Senz’altro c’è la poesia di Guido il Flaneur, che la rende un salotto per sognatori… ma non è solo questo.
Ci sono le piccole barche che sembrano addormentate in riva al mare, gli scogli disposti ad arte dalla natura, la piccola torre che al tramonto si specchia nell’acqua, come a voler contemplare sé stessa, e c’è la facciata di un’antica abbazia, bella e imponente su quella spiaggia che sembra un pezzo di vita che pulsa.
Pulsa quando vedi gli innamorati con lo sguardo verso l’infinito del mare, i bambini che giocano felici, le famiglie che passeggiano, i ristorantini che si animano, i pescatori che svegliano le barche e, perché no, pulsa pure quando ti ritrovi davanti a chi si arrabbia un po’ perché hai provato ad entrare in quella ex-abbazia, convinto che in una domenica, alle sette di sera, ci sia la “funzione religiosa”… la scusa per accedere al cortile di un posto speciale.

Come fa ad essere coinvolgente un paesaggio piccolo tanto che riesce a stare dentro una finestra?
Forse il mistero è racchiuso proprio nella sua piccolezza e nella sua semplicità.
Piccola come la stanza di casa in cui ti senti sicuro e che, anche se è piccina, è piena di dettagli su cui muovere la vita: il caffè alla mattina, il computer su cui lasciare pensieri, il moscerino che ti vola attorno, gli abbracci di chi ti vuole bene.
Umile come un piccolo fiore che sa stare in piedi solo perché si piega quando il vento gli impone i ritmi di danza.
Adoro tutto ciò che sa essere umile senza, per questo, doversi screditare. San Vito è così, piccola, bella, dolce, romantica, senza pretese.



