Sbagliando s’impara. Così, sbagliando, ho imparato che ci sono tre cose irrinunciabili che non dimenticherò mai più di mettere in valigia.

tre cose da mettere in valigia
Le tre cose da mettere valigia

Non mi riferisco a macchina fotografica e documenti che, per la verità, sono anche scontati. Bensì trattasi di cose tanto semplici che sfuggono all’attenzione come niente ma che tornano utili quando servono.

Dunque, mai più partenze senza numero di telefono dei carabinieri, del taxi e di un pronto soccorso del luogo “meta di viaggio”.

Chissà quali filmini vi siano partiti in testa! Con calma, vi spiego le mie disavventure!

Le tre cose da non dimenticare

1. Dove e come cercare carabinieri o polizia 

Mettete un hotel a 4 stelle. vicino allo stadio del Vicente Calderón (quello dell’Atletico Madrid) dove però nemmeno funziona il frigo-bar…

Ora pensate che siete in partenza da Madrid e che nella hall vi sentite sicuri perché ci sono il tipo alla reception, le telecamere puntate (della serie non sgarrate che vi vediamo) e metà dei compagni di viaggio di un tour con cui stai condividendo il 60% dell’itinerario in terra spagnola.

Aggiungete come contorno la guida portoghese che parla spagnolo, così che non vi si possa dire che “sorry, I don’t speak English”.  Insomma, cullati dai suddetti motivi, io e mio marito, sposini in viaggio di nozze, avemmo la brillante idea di lasciare incustoditi  zaini e bagagli, giusto un minuto per andare a bere un bicchiere d’acqua nella stanza di fianco alla hall.

Quale tragico fu quel minuto, il gruppetto di bagagli non era più sormontato da uno dei due zaini.

Fortunatamente i documenti erano con noi ma quale aiuto abbiamo ricevuto! A parte i nostri compagni di viaggio, erano tutti “indiani” alle nostre richieste di collaborazione, manco volessimo indire il primo concorso di caccia allo zaino rubato nell’albergo spagnolo.

La guida (veramente appassionata al suo lavoro che manco sapeva che a Malaga ci fosse la Feria) aveva fretta di essere puntuale per la tappa successiva. Così abbiamo dovuto attendere che finisse il tour e cercarci, dopo una settimana,  da soli, chiedendo qua e là, la caserma più vicina per fare la denuncia del furto. Accogliente, gentile (e pure bello) il poliziotto che ci aveva assistito.

Come si è conclusa la vicenda? Siamo stati risarciti dall’assicurazione valida per il viaggio.Denuncia furto

2. Mai più senza il numero di un taxi

Fare la denuncia ci è costato tempo. , Quando siamo arrivati a Valencia, con il treno da Madrid, erano le 22:00 circa. Potevamo mai immaginare che da quella sperduta stazione, l’ultima metro fosse quella che ci era partita davanti agli occhi?

Eppure da quel vagone, delle ragazze facevano cenno di salire. Ma io no, io sono troppo onesta per salire su un treno o su una metro senza biglietto!

Purtroppo in quel luogo buio e isolato non c’era ombra di biglietterie aperte. Così, oltre alla mia onestà, merita i migliori ringraziamenti anche l’impiegato, bigliettaio o controllore che fosse, per averci fatto perdere tempo con inutili chiacchiere invece di dirci che era meglio darsi una mossa e salire su quell’ultima corsa.

Sembrava fatto apposta, sembrava che volesse che rimanessimo lì, in attesa di chissà quale sventura.

Per fortuna la sua collega insistette perché ci fosse chiamato un taxi. Altrimenti? Senza mappa, con le luci della città lontane… Dove eravamo? Quale strada avremmo dovuto prendere? A chi chiedere informazioni dato il deserto nel quale sembravamo trovarci?

Il taxi era un’auto elettrica, silenziosissima se non fosse per le canzoni di Julio Iglesias che l’autista aveva messo su per farci sentire a nostro agio, essendo noi italiani. Vabbè, Julio Iglesias non è italiano ma canta anche nella nostra lingua, giusto?

Al di là di tutto, mai più senza il contatto di un taxi!

3. Mai più senza il numero di telefono del Pronto Soccorso

La “mala Suerte” madrilena, aveva tentato di metterci in difficoltà sin dalla capitale spagnola e sembrava non volerci mollare nemmeno a Valencia.

Dunque, dopo una giornata nella bollente città affacciata sul Mediterraneo, il fresco della sera, le luci e la calma del luogo, ci stavano regalando istanti piacevoli in cui godersi il tragitto fino all’hotel. Camminando, notai una fontana con giochi di luci e di movimenti dell’acqua. Ricordava la fontana magica di Barcellona.

E chi mi spostava più dal Palazzo della Musica? Eppure qualcosa ci sarebbe stato.

Nella tranquillità del momento, sentimmo un tonfo alle spalle. Voltandoci, notammo un signore steso a terra, proprio ai piedi di un muro alto  diversi metri.

Incredula, la mia mente elaborò le più svariate ipotesi: sarà un barbone che dorme là per terra? Si è sentito male? O è caduto? Se è caduto, da dove sarà caduto? Ipotesi fatte velocemente, tutte nel giro di qualche secondo, tanto quanto bastava a un ragazzo per raggiungere quell’uomo in difficoltà.

L’uomo steso a terra era caduto da quel muro alto e se ne stava dolorante e sanguinante.

Il ragazzo che per primo lo aveva soccorso era un poliziotto del posto che stava semplicemente facendo footing in una calda sera d’estate in città.

I pochi presenti aiutavano come meglio si poteva: chi gli parlava per tenerlo cosciente, chi dispensava fazzolettini di carta e chi chiamava il pronto soccorso  arrivato dopo circa 15 minuti.

Se fossimo stati soli, quale sarebbe stato il numero di telefono a cui fare riferimento?

Morale della storia? Tra le tre cose da ricordare, mai più senza i recapiti per le emergenze.

Aggiornamento del 11/06/2016.

Pur non rispettando i giusti tempi, essendo questo post un po’ datato, ci tenevo a candidarlo per partecipare all’iniziativa di theworldpassenger

Dopo tutto, trattasi di #leViaggioSventure,  no?

2 Replies to “Tre cose da mettere sempre in valigia”

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