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Vedere Urbino con gli occhi di una studentessa

Pubblicato da il Dicembre 19, 2014
Urbino

Urbino

Se qualcuno dovesse chiedermi dove eviterei di tornare, risponderei Urbino. Vero è che ogni tanto sogno di tornarci e, come in un incubo, ogni volta le manca qualcosa.

Già starete pensando che sto sconsigliandovi di porvi questa cittadina come meta anche solo di una gita fuori porta. In realtà non è affatto così.

Urbino è assolutamente unica. Si respira un’aria frizzantina che ti fa venire voglia di restare.

Non ci crederete se vi scrivo che già ho le lacrime agli occhi solo a pensarci. Il fatto è che per cinque anni mi ha dato tanto.

E’ stata la chiave che mi ha aiutata ad aprirmi agli altri, mi ha incoraggiata a camminare sola. E anche se mi ha tenuta lontana da casa per mesi e mi ha fatto capire cosa sia l’ansia da esami universitari, ha saputo comunque compensare.

Nel Collegio Santa Felicita, in Via del Fiancale, ho trovato la mia seconda famiglia.

Lì ho imparato a cucinare, a condividere spazi e oggetti, a confrontarmi senza litigare e a litigare per poi fare pace. A pregare. Ad avere fede.

Ho imparato che l’abbraccio ha un’energia fortissima che la puoi trasmettere per far stare bene anche gli altri (grazie Suor Maria).

Ho imparato la pazienza e il perdono (grazie a Suor Ester, la mia seconda mamma), ho imparato che l’amicizia esiste e può durare oltre l’Università (grazie Sveva, Cristina, Elena, Elvira… e tutte voi con le quali ho condiviso un lungo tratto della mia vita). Ho imparato che tutti soffriamo ma che insieme si supera. Ho imparato che si cade e ci si rialza.

E poi ho visto Urbino in tutti i modi: Urbino con i fiori, con la neve, con la nebbia, con la pioggia.

Urbino di sera, Urbino di giorno, Urbino vuota e Urbino gremita. Urbino durante “le mille miglia” e Urbino, a sera, dietro l’Università, accesa di lucciole.

Qualcosa che posso descrivervi solo come una distesa di luci natalizie ma che nemmeno rende l’idea.

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Ho seduto per terra, fuori dalle aule universitarie, in attesa del mio esame, del mio futuro.

Urbino è stata la fortuna di poter frequentare una università accogliente, calda, piccola, vera (alla faccia di chi la disprezza senza conoscerla).

Ho conosciuto professori appassionati che non dimenticherò mai.

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C’è di bello che Urbino è anche una città d’arte, a misura d’uomo.

E’ giovane e antica al tempo stesso.

Vi direi di non perdervi il Duomo, il Palazzo ducale, la Casa di Raffaello  (sfidando il detto che “se ci vai prima di esserti laureato, va a finire che non ti laurei”…smentisco), il viale del Teatro, davanti a cui ci si divertiva a sfruttare l’acustica tra le due colonnine, il panorama visto dal Parco della Resistenza.

Vi direi di guardare dalle finestre della biblioteca di Economia e Commercio, di fare una visita alla chiesetta delle Suore di Clausura, che hanno sempre saputo aprirsi agli studenti universitari.

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Il Palazzo Ducale

Chissà poi se ancora c’è la piadineria “l’Aquilone” dove potevi riempire la piadina con tutto quello che volevi, affollatissima, mentre la signora affettava all’istante i salumi.

E chissà la pizzeria “Le tre Piante” con quelle pizze tanto grandi da dover essere piegate all’interno del cartone.

O la “Caffetteria” di Via Raffello, dove si andava per un cioccolato caldo con panna.

Chissà quante valigie vanno su e giù per le ripide stradine, quanti studenti in Piazza del Mercatale.

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Vi direi di vedere Urbino con gli occhi di uno studente che l’ha vissuta per come andava vissuta.

Ed io? Io non riuscirei mai a tornare ad Urbino sapendo che tutto questo è  un ricordo bellissimo. Le mura non mi basterebbero.

Urbino in una foto, tra le altre, del Signor Vittorio, il papà della mia amica Sveva, nonché ottimo fotografo!

Urbino in una foto, tra le altre, del Signor Vittorio, il papà della mia amica Sveva, nonché ottimo fotografo!

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Urbino seen through the eyes of a student

 

If someone were to ask me where I would avoid returning, I would answer Urbino.

It is true that sometimes I dream of going back there and, as in a nightmare, every time there is something missing from it.

Probably you’re thinking that I’m not  advising this town as a destination even just a day trip.

In reality it is not so.

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Urbino is absolutely unique.

There is an atmosphere bracing that makes you want to stay. 

I have tears in my eyes just thinking about it . The fact is that for 5 years Urbino gave me so much.

It was the key that helped me to open up to others, encouraged me to walk alone. And although I staid away from home for months and made me realize what it was anxiety for university exams, it has been able to compensate.

In the College of Santa Felìcita, in Via del Fiancale, I found my second family.

There, I learned to cook, to share spaces and objects, to confront without arguing and arguing and then make peace, to pray, to have faith.  

I learned that the embrace has tremendous energy that you transmit to help the other to feel good (thanks, Sister Maria).

I learned patience and forgiveness (thanks to Sister Esther, my second mom).

I learned that friendship exists and it can last beyond the university (thanks to Sveva, Cristina, Elena, Elvira … and all of you with whom I shared a long stretch of my life). I learned that we all suffer but together we can overcome,

I learned that we  fall but we can get up.

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And then I saw Urbino in every way: Urbino with flowers, with snow, with the fog, with the rain,

Urbino in the evening and in the  day,

Urbino vacant and Urbino crowded.

Urbino during “a thousand miles” and then Urbino, in the evening, behind the University, lit by fireflies,.

Something that I can describe as an expanse of Christmas lights.

I sat on the ground, outside the university halls, waiting for my exam, for my future.

Urbino was my fortune to attend a university cozy, warm, small, real (contrary to those who despise  without knowing it).

I met professors that I will never forget.

It is beautiful, also, because  Urbino is a city of art, on a human scale.

It’s young and old at the same time.

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would tell you to visit the Cathedral, the Ducal Palace, the House of Raphael (defying the saying that “if you go there before your  graduate, you’ll don’t graduate” … I deny), the  Theatre, where, outside, we  exploited the acoustics between the two columns, the landscape seen from the Park of the Resistance.

I would tell you to look through the windows of Economics and Business University, to visit  the church of the Sisters of the Clausura, always able to open up to university students.

Who knows if there’s still the piadineria “L’aquilone” where you could fill the piadina with all you wanted, crowded, while the lady sliced sausages.

And who knows if there’s still the pizzeria “Le tre piante” with those pizzas so large that it must be folded inside the carton.Or the “Cafeteria”, in Via Raffaello, where we went for a hot chocolate with whipped cream.

Who knows how many suitcases go up and down in the steep streets, how many students in Piazza del Mercatale.

I would tell you to see Urbino through the eyes of a student who has lived it to how it was lived.

And I? I could never go back to Urbino knowing that all this is a beautiful memory. I’ll not settle just for the walls.

2 Responses to Vedere Urbino con gli occhi di una studentessa

  1. Camilla

    Salve! È possibile avere il contatto (anche Facebook) di questa ragazza per chiederle qualche informazione sul collegio in cui è stata e sulla città, per caso?

    • lavaligiainviaggio

      Salve, può usare i miei contatti (li trova nella sezione contatti dove c’è la fotografia di una busta da lettera sul lato destro del blog, se siete da PC).

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